Non che non ci sia l’abitudine da queste parti a essere in minoranza, ma questa volta ero convinta che ci sarebbe stata una vittoria discreta, con uno scarto al Senato colmabile con i senatori di Monti, che si sarebbe fatto un Governo e che, infine, avremmo continuato con politiche attente sì agli equilibri europei ma soprattutto attente a quelli sociali e alla necessità di ripresa di economia e consumi.
Non mi dilungherò molto sul perché e il percome, è facile: la campagna elettorale è stata fatta tutta sulle difensive perché l’idea sacrosanta di non raccontare panzane, unita a uno stile un po’ troppo sobrio e rassicurante, hanno fatto sì che non riuscissimo a rappresentare una porzione troppo ampia della nostra base sociale: da una parte la rabbia di molti, dall’altra il bisogno di freschezza e rinnovamento della politica. Ci siamo rivolti ai cervelli e non alla pancia e al cuore. Non sono stati segnali sufficienti o sufficientemente spesi il grande rinnovamento nelle nostre liste e la forza del nostro programma. Abbiamo perso il vantaggio accumulato durante le Primarie e alcune Regioni fondamentali hanno scelto di premiare Berlusconi. Premiarlo di che, lo sanno solo loro.
Bene, detto questo, si è sbagliato e si è sbagliato tutti. Anche quelli che oggi gridano che se c’era qualcun altro ce l’avremmo fatta, anche quelli che oggi prendono le distanze perché qualcun altro ha sbagliato, non loro. Eppure loro, quasi tutti, hanno passato più tempo a evidenziare le debolezze che a valorizzare ciò che andava valorizzato. Son quelli che oggi sottolineano che c’è qualcuno nel PD che dice che si potrebbe fare l’alleanza col PDL, non importa che siano 2 o 3 su migliaia, non importa che così confondiamo la nostra base, importa il loro disagio, la loro frustrazione.
Per chi ha votato Renzi alle primarie io posso anche capirla questa frustrazione, ma se fossi un renziano, in questo momento, credo che gli farei un grande favore non tirandolo continuamente in ballo, perché sappiamo bene tutti, lui in particolare, che prima o poi ci sarà un’altra occasione e che in quel caso dovrà rappresentare tutto il PD e anche di più, quindi le faide interne gli giocano contro, oggi come non mai. Di Renzi dalla Primarie in poi non posso che dire bene, è stato coerente e ha dato una mano.
Ma tant’è. Oggi, diciamocelo, abbiamo il peggiore risultato che potesse uscire dalle urne. Davvero il peggiore perché si poteva vincere nettamente o perdere nettamente e ci sarebbe stato un Governo. Oggi abbiamo la responsabilità di essere la coalizione maggioritaria senza averne i numeri. Peggio di così.
Ah sì, peggio di così c’è che ci confrontiamo con soggetti che stanno facendo ragionamenti elettorali, senza occuparsi più di tanto dei destini di questo povero Paese. Berlusconi che ci accoglierebbe a braccia aperte, tanto lui ha portato a casa già il pieno di quello che poteva raccogliere con un “partito che partiva” ridotto al lumicino, qualche mese fa. A lui conviene l’abbraccio mortale col PD, perché per il PD un’alleanza con Berlusconi sarebbe la fine. Questa soluzione io la ESCLUDO.
Sarebbe invece sensato, se non altro sull’onda di programmi che in alcuni punti possono convergere, un accordo con Grillo, il quale però gioca al massacro, mi pare evidente, dicendo che loro voteranno legge per legge ma non voteranno la fiducia e non spiegando come ci potrebbe essere un Governo senza la fiducia. L’obiettivo molto chiaro di Grillo è quello di spingerci a un accordo col PDL per fare poi il pieno di voti alle prossime elezioni. Ma non verrà accontentato.
E nemmeno l’idea che i senatori del M5S escano dall’aula al momento del voto di fiducia sta in piedi, perché in quel caso non ci sarebbe motivo per i parlamentari del CDX per non uscire e non ci sarebbe il numero legale.
Io ho una speranza, ce l’ho perché nonostante tutto sono una stupida ottimista: la mia speranza è che davvero il M5S non sia Grillo come mi hanno sempre detto gli amici che votano M5S. Che sia un movimento autonomo, di cui Grillo è una specie di testimonial. Che quei ragazzi, quasi tutti giovani, quasi tutti laureati, che siedono in parlamento per la prima volta, abbiano davvero voglia di cambiare le cose in Italia e non di tornare al voto (procurando tra l’altro un costo per lo Stato drammaticamente alto, a proposito di sprechi), e si rendano conto che l’unico modo, in questo momento, è di trovare la quadra su un certo numero di punti programmatici comuni e votare la Fiducia.
Una Fiducia per un tempo limitato, che permetta di approvare la Legge elettorale e altri provvedimenti importanti sia per l’Italia, sia per il morale e le tasche degli italiani. Poi si torna al voto, e chiunque vinca, spero in un risultato netto.



