Quella volta, a quel congresso del PD
Posted 5 months, 3 weeks ago at 22:58
Dove eravamo rimasti?
Ah sì, che ci doveva essere Fassino al congresso della mia sezione. E c’era.
Ho parlato poco dopo di lui, e allora, tanto per ricordarmi di quella volta che ho parlato dopo Fassino e gli ho detto che non aveva ragione, beh, riporto qui il mio intervento. E’ un estratto ma è noioso lo stesso, quindi lo sconsiglio ai non masochisti.
“Più che un intervento, anche per rispettare i tempi, questa sarà una dichiarazione di voto. E’ difficile farla davanti a quello che per me è stato uno dei migliori segretari del mio partito (provengo dai DS), presente, appassionato, concreto, ma questa volta non posso essere d’accordo con lui, voterò la mozione Bersani. Ci ho pensato a lungo, è stata una decisione non semplice, ma tra i tanti motivi voglio socializzarne due, uno meno importante, l’altro decisamente dirimente.
Il partito fino ad ora è stata una parte fondamentale della mia vita, della mia storia, del mio viaggio. Il tipo di persone con cui voglio condividere questo viaggio sono quelle che sanno lasciare il passo ad una idea portante, che sanno accettare una decisione presa a maggioranza. La Binetti dice che non resterà in un partito in cui il segretario sia Marino. Credo che non corra questo pericolo, ma non sa quante volte noi ci siamo dovuti rassegnare e vergognare per il fatto di essere nello stesso partito in cui la Binetti detta l’agenda dei temi etici e in cui i teodem ci rappresentano in commissione sanità.
Il viaggio non lo voglio fare in un partito che non sceglie, Fassino ha citato il caso Englaro come “ben gestito”. Quale scelta avremmo fatto sul caso Englaro? Ci siamo astenuti (sul conflitto di poteri con la Cassazione, n.d.a.) L’astensione è una posizione? Forse sì, ma non è la mia.
Il mio viaggio lo voglio fare con un partito plurale che sappia finalmente fare sintesi, e non in un partito che per tenere insieme tutti dà un colpo al cerchio e uno alla botte.
(…) (troppo lungo)
So di non poter entrare nel merito ma voglio dire almeno il secondo motivo, quello più importante, il modello di partito.
Voglio un partito che metta al centro gli iscritti. Per me avere la tessera è sempre stato un impegno, un patto, un contratto morale reciproco. Voglio un partito in cui siano gli iscritti a scegliersi il segretario e sono profondamente turbata dalle modalità con cui decideremo il nostro segretario nazionale.
Una elezione che potrebbe stravolgere gli orientamenti del congresso. Vi pare possibile? Un segretario del congresso e uno delle primarie? Qui, al congresso, ci sono gli iscritti, i volontari, gli amministratori locali, quelli che lavorano alle feste, quelli che sostengono il partito tutti i giorni e se ne fanno carico anche economicamente, con la tessera.
Voglio un partito fatto di queste persone e di tutte le altre che decideranno di iscriversi.
Non è vero per me che il segretario è più autorevole se ha ricevuto tante conferme alle primarie (N.B. era una argomentazione di Fassino per sostenere le primarie al posto del congresso), un segretario è autorevole se sa ascoltare ed interpretare la volontà del suo partito, se sa portarla avanti con forza, se sa parlare al cuore ma anche essere concreto.
Un segretario è autorevole se parla con competenza ed esperienza, è autorevole se il suo partito gli riconosce autorevolezza.
Franceschini ha fatto bene in queti mesi, ma, mi dispiace, non ha potuto fare molto di più che commentare – doverosamente – l’azione del Governo.
Voglio fare mia, concludendo, una frase contenuta nella mozione di Bersani:
Ciò che il PD aveva di meglio da dire agli italiani, non lo ha ancora detto
FRANCAMENTE, ME LO AUGURO.”
Standing ovation!!!
P.S. scusa se commento qui e non su FF ma noi vetero siamo fatti così!
Se alla mia sezione venisse Fassino, e non verrà perché siamo alla periferia dell’impero, gli direi due cose.
1) L’attuale dirigenza, Veltroni/Franceschini, ha infilato una serie clamorosa di sconfitte, e io neanche considero le europee. Ma la Sardegna, Roma, e la valanga di città perse alle amministrative non sono giustificabili.
2) Bersani è l’autore dell’unica cosa fatta dal CSx, le cosiddette “lenzuolate”, che abbia avuto un largo supporto nell’opinione pubblica, oltre a essere, per me, assolutamente di sinistra.
Capisco anche la passione, la Binetti, le primarie (sbagliate) ma per adesso abbandono la politica e ragiono di calcio. Perdiamo sempre, quindi l’allenatore se ne deve andare. E voglio vincere, anche giocando male.
Elena, voteresti Bersani? Mi deludi
A parte gli scherzi: come dicevo su Friendfeed, a una segnalazione del tuo post, non sono d’accordo quasi con nulla di ciò che hai scritto.
Se escludiamo il fastidio nel dover votar, potenzialmente votare, un partito in cui si trova la Binetti, Rutelli e tutti i teodem. Sono d’accordo con te quando dici che il partito deve imparare ad accettare una decisione presa a maggioranza. Esprimendo le proprie posizioni, però. Discutendo anche apertamente ma civilmente.
Ecco, io credo che sia necessario ritornare a una politica che non tema il dialogo. Che non tema il dialogo interno ed esterno. Il dialogo prevede un movimento: da un punto (una opinione) verso un altro punto (un’altra opinione): è in questo modo che si crea il consenso e la maggioranza.
Il leader forte è necessario per “riassumere” questo dialogo, e non per forzare una opinione. Non voglio un partito di pecorelle, alla PdL.
Bersani. Bersani lo considero un candidato inaccettabile, perché portatore sano di istanze inaccettabili.
Dico “portatore sano” perché appare evidente a tutti che si tratta di un personaggio evanescente, quello che io amo definire “un burattino di D’Alema”. Se D’Alema vuole presentarsi come candidato alla segreteria del partito si faccia avanti, ma non usi questi stratagemmi da vecchia sinistra.
Dico invece “istanze inaccettabili” perché il programma di D’Alema è un vero e proprio ritorno al passato. Ricordo bene le dichiarazioni rilasciate dal Lidermàximo nelle prime battute della campagna elettorale, e ancora rabbrividisco.
La mozione Bersani-D’Alema è pura restaurazione. Via le primarie, via i giovani, via il cambiamento, sì a tutto-come-era-prima-quando-eravamo-giovani.
Il PD ha bisogno di cambiamento. Di ascoltare la base dei votanti di sinistra, e cambiare. Non di rimanere se stesso, o ritornare il vecchio se stesso, quando è evidente che ciò che era non funzionava.
La popolazione chiede un cambiamento. Veltroni era stato ben accolto perché era partito con promesse e premesse rivoluzionarie. E ha perso consenso perché non è riuscito a mantenerle. Lo stesso Prodi, andando più in dietro.
La gente vuole un cambiamento e D’Alema che propone? Il passo del gambero.
Per me, la cosa non ha senso. Largo ai giovani, tabula rasa dei “grandi” del partito e via-andare. E’ l’unica soluzione.
Ovviamente, Gatto, non sono d’accordo su quasi nulla. Per quel che conosco Bersani non è affatto un personaggio all’ombra di D’Alema, non è affatto un personaggio evanescente. Noi lo abbiamo avuto come Presidente della Regione e conosciamo bene come lavora.
Del resto non penso nemmeno che la mozione Bersani dica via le primarie, via i giovani, via il cambiamento. Anzi, dice tutt’altro. Dice che su alcune scelte gli iscritti devono avere la priorità, ma che le primarie sono uno strumento importantissimo (per intenderci ok le primarie per gli amministratori locali e nazionali, ma per il segretario di partito congresso). Dice che il cambiamento e i giovani sono fondamentali, ma, come si legge anche nella mozione Franceschini, il “nuovismo” non è la risposta. Infatti, il via tutti, per me, sarebbe lo sfascio. Ma sono posizioni, giustamente, diverse: è il pluralismo. Io, però, mi aspetto la sintesi.
Complimenti, condivido tutto, pure le virgole!
Mi piacerebbe leggerlo per intero! come si fa? Me lo mandi via email?
Mi dispiace, l’ho buttato via, lo avevo scritto a mano e qui ho riportato solo alcune cose. Ma non era molto più lungo eh
Grazie mille comunque.
hai sbagliato partito.