Pare che in questi giorni i prontosoccorsi della mia provincia siano iperintasati di persone scivolate sul ghiaccio. Le abbondanti nevicate (abbondanti per Ravenna, a Madonna di Campiglio l’avrebbero chiamata “una spruzzatina”) hanno messo ko stuoli di signore e signori più o meno giovani. Posso però testimoniare di aver visto deambulare su lastroni da holiday on ice anziane vestite con la calza di nylon color carne e la scarpetta nera con il tacco di 2-3 cm, suola liscia. Se si fossero buttate giù da una rampa di scale avrebbero corso un pericolo minore, probabilmente.
Noi non ci siamo abituati proprio, possiamo fare chilometri e chilometri in un muro di nebbia, ma due fiocchi di neve ci ammazzano: scuole chiuse, riunioni annullate per una settimana, altra gente che gira con la tuta da sci e i moonboots.
Tu ti guardi intorno cercando l’impianto di risalita invano, mentre la signora con la tuta da sci fuxia entra trotterellando alla Coop.
Il dramma dell’anziano col cappello che ha montato le catene venerdì e continua imperterrito a tenerle dopo giorni e giorni, con le strade pulite, che scaglia sanpietrini a destra e a manca, colpendo i passanti.
Queste macchine che viaggiano con il loro blocco di neve ormai ghiacciato sulla capotta, davanti a te, e tu sai che quel lastrone si staccherà e colpirà la tua, di macchina, rischiando di farti sbattere.
Mi vanto di essere uscita indenne da questi 4 giorni, di neve e ghiaccio, insieme alla mia macchina, che ho brillantemente portato a casa venerdì notte in mezzo alla bufera, con un ampio fossato sulla mia destra, e che ho fatto uscire dal cortile interno domenica mattina, pur con svariate peripezie e senza catene montate.
Ora piove, e a me un po’ dispiace: prima di rivedere la neve passeranno molti mesi, e forse anni.
