Cose che ho detto 2
Posted 5 months, 1 week ago at 11:08
Introduzione alla celebrazione della Giornata del Ricordo durante il Consiglio Comunale di Lugo, 18/02/10 alla presenza del Prof. Fabio Todero (Irsml FVG)
Questa sera siamo qui a commemorare la giornata del Ricordo, istituita nell’Aprile 2004, dopo che, solo nel 2001, è stato sottoscritto da una commissione bilaterale italo slovena, composta da 7 storici italiani ed altrettanti sloveni, un documento di analisi sulla complessa vicenda dei confini orientali ed in particolare sulle stragi delle Foibe, riconosciute come violenza di Stato.
Non per nulla il documento prende il via dal 1880, raccontando come fosse maturato, in quelle zone, un profondo odio anti italiano, portato all’estremo dagli effetti del progetto fascista di “bonifica di confine” che tentava di snaturalizzazione e italianizzazione della popolazione slovena residente in quei territori. Tra le altre odiose azioni di quel periodo, la commissione ricorda i limiti posti agli sloveni per l’accesso ai pubblici impieghi e all’insegnamento, e la rimozione di alcune importanti figure della Chiesa di confine. Un “genocidio culturale”, come venne poi ribattezzato, prima di essere un genocidio vero e proprio.
Un gran numero di sloveni e croati fu quindi costretto all’emigrazione (si parla di decine di migliaia di persone), maturando il sentimento anti italiano che portò, immediatamente dopo l’8 settembre del ’43, alla prima ondata di violenza in Istria e Dalmazia, da parte del movimento partigiano di Tito.
In quegli anni ebbero luogo esecuzioni e infoibamenti di cittadini italiani, legati al fascismo o ritenuti rappresentanti dello stato italiano: i documenti parlano di alcune centinaia di persone.
La reazione nazista e fascista non si fece attendere: vennero distrutti numerosi villaggi dell’Istria e circa 10.000 persone vennero deportate.
In questo contesto di continue violenze naziste, la seconda ondata di infoibamenti avvenne invece nella primavera del ’45, l’armata di Tito arrivò a Trieste il 1 maggio, e, citando il testo del documento bilaterale Tito “scatenò un’ondata di violenza nelle zone di Trieste, nel Goriziano e nel Capodistriano” che portò “all’arresto di migliaia di persone italiane ed anche slovene, contrarie al progetto politico comunista iugoslavo” e centinaia di esecuzioni e di persone gettate nelle foibe. Il fatto che tra gli uccisi ci fossero anche slavi oppositori del regime titoino, fece pensare ad un progetto politico più ampio e preordinato che cavalcava però il clima di resa dei conti e l’animosità diffusa nei quadri partigiani sloveni.”
Si legge nella guida “UN PERCORSO TRA LE VIOLENZE DEL NOVECENTO NELLA PROVINCIA DI TRIESTE“ prodotto proprio dall’ISTITUTO REGIONALE PER LA STORIA DEL MOVIMENTO DI LIBERAZIONE NEL FRIULI VENEZIA GIULIA” a cui ha contribuito anche il nostro relatore.
I militari italiani e tedeschi arresisi alle truppe di Tito, decimati dalle fucilazioni sommarie, vennero trasferiti nei campi di prigionia in cui la denutrizione e i maltrattamenti provocarono una mortalità altissima.
Gli appartenenti alle formazioni collaborazioniste slovene e croate furono invece uccisi tutti.
Quanto ai civili, le autorità procedettero ad una radicale «epurazione preventiva» della società.
Nella Venezia Giulia ciò comportò l’arresto in massa dei membri dell’apparato repressivo nazifascista, dei quadri del fascismo giuliano, di elementi collaborazionisti, ma anche di partigiani italiani che non accettavano l’egemonia del movimento di liberazione jugoslavo e di alcuni esponenti del CLN giuliano, assieme ad alcuni slavi anticomunisti e a molti cittadini privi di particolari trascorsi politici ma di sicuro orientamento filo-italiano.
La repressione, oltre a fare i conti con il fascismo, mirava ad eliminare tutti gli oppositori, anche solo potenziali, all’annessione della Venezia Giulia alla Jugoslavia di Tito. Per questo, nella regione a venir perseguitati furono assai più gli italiani che gli slavi, alcuni dei quali pure trovarono la morte.
Leggendo questa guida io stessa mi sono resa conto della complessità di quanto successo nel territorio del confine orientale, una zona in cui la violenza fascista e nazista fu particolarmente odiosa e le reazioni altrettanto terribili.
Le Foibe servirono in gran parte come fosse comuni, e solo in parte come strumento di uccisione vero e proprio, ma sono comunque un simbolo importante della storia di queste zone.
Le foibe furono il prodotto di tanti odi diversi: quello etnico, quello nazionale e quello ideologico, e delle strategie “di un movimento rivoluzionario, quello di Tito, che si stava trasformando in regime”.
Oggi noi siamo qui per ribadire convintamente il rifiuto di qualsiasi tipo di violenza ed oppressione.
L’assoluta contrarietà a ogni tipo di odio etnico, che ha portato con storie diverse ma logiche simili, agli eccidi dei campi di sterminio e a quelli delle foibe, anche se i numeri e la portata storica dei due eventi sono enormemente diversi.
L’odio razziale ed etnico è quanto di più aberrante la natura umana possa concepire. Ma anche l’odio tra i popoli, la lotta per la supremazia, per i confini, il nazionalismo, le ideologie portate al parossismo. Questo, anche stasera, ci troviamo a condannare.