Cose che ho detto 3 – 8 marzo 2010

Posted 4 months, 3 weeks ago at 10:16

“Oggi l’8 marzo compie cent’anni. Nei giorni scorsi, lo confesso, mi sono domandata se sono la persona giusta per fare un intervento in una occasione così importante. Io che in passato ho osteggiato le quote rosa, che ho sempre sostenuto che le donne dovessero accedere ad ogni ruolo per capacità e non per salvaguardia di una categoria debole. Io che pensavo che la parità fosse ormai acquisita.
In passato, l’ho fatto. Ho votato, nel mio partito, contro le quote, credevo che fosse la cosa giusta.
Poi sono cresciuta anche io ed ho pensato che non ci si può far prendere da piccole ipocrisie.
La mia ipocrisia era dovuta al fatto che io avevo sempre fatto quello che volevo fare, secondo le mie capacità, ed avevo sempre avuto l’opportunità di farlo, di esprimermi, di parlare. Per questo, basandomi sulla mia esperienza, ho pensato che anche le altre donne potessero avere le stesse opportunità o arrivare ad averle, con un po’ di pazienza.
E’ una piccola ipocrisia pensare che sia solo questione di tempo, perchè la parità non c’è, ci deve essere ora. Ed è già troppo tardi.
E’ una ipocrisia pensare che le donne, se sono in gamba, raggiungono gli stessi risultati degli uomini, perchè sono in maggioranza uomini al potere e tendono a scegliere altri uomini, anche senza premeditazione. Non dico sempre, non dico ovunque, ma succede.
Ora mi è più chiaro che le donne in gamba devono avere lo stesso diritto di accesso alle liste, alle selezioni, agli strumenti di scelta, poi sarà chi è deputato a scegliere che lo farà, elettori, concorso, giuria.
Alla fine ho accettato quei meccanismi che forzano un po’ l’accesso da parte delle donne alla politica e al lavoro in generale, anche se continuerò sempre a trovarli vagamente umilianti, perchè spesso è solo con la presenza di donne in determinate posizioni che possono essere affrontate in modo corretto tutte le tematiche, con punti di vista e modalità differenti.
Mi domando ad esempio se determinate leggi sciagurate si sarebbero approvate ugualmente o con le stesse modalità, se le donne fossero state nello stesso numero degli uomini, in parlamento. Ne dubito. Non a caso si sono sovente formati movimenti di protesta trasversali tra le poche donne presenti nelle istituzioni.
Ma la situazione, oggi, in italia, è ancora più odiosa. Non solo non c’è parità di accesso ai luoghi “di potere”, ma abbiamo illustri esempi di come le donne, per intercessione maschile, vi accedono più per questioni di immagine che di contenuto.
Sto usando un giro di parole, ma è abbastanza chiaro che mi riferisco all’imbarazzante situazione delle candidature alle regionali di soubrette, modelle, attrici, igieniste dentali per le quali i giornali e le tv di tutto il mondo ci prendono in giro.
Queste bellissime ragazze che, senza alcuna esperienza politica, vengono catapultate da uomini di potere come specchietti per le allodole in posti importanti, non si possono tradurre in spazi alle donne nelle istituzioni. Noi donne, italiane, ci dobbiamo sentire prese in giro e dovremmo reagire in maniera molto più netta.
Non volevo fare un discorso politico, dato anche il periodo, ma è difficile parlare della situazione delle donne in italia senza tener conto della considerazione che l’uomo più importante d’italia ha delle donne, delle sue gaffes, delle odiose battute, non ultima quella sulle donne albanesi che ha fatto adirare tanti intellettuali italiani ed albanesi che gli hanno richiesto scuse ufficiali.
Ma la colpa non è solo di certi uomini, dell’abitudine, della storia. La colpa è anche delle donne che si prestano a questo.
Dei modelli sbagliati. Della bonaria accettazione di una situazione retrograda.
Di chi non si spende per cambiare le cose. Di chi accetta i modelli maschili e li mette in pratica sul lavoro.
Di chi dovrebbe riempire la vita di bambine e bambini di valori forti e giusti e invece non riesce a evitare che passi il primato dell’immagine esteriore sui contenuti della persona. E non è nemmeno colpa della televisione. Perchè la televisione i bambini devono guardarla con gli strumenti corretti, con qualcuno in grado di spiegare loro cosa stanno vedendo.
Le donne, tutte, le mamme, le lavoratrici, le nonne, le maestre, le sorelle. Loro devono soprattutto operare per trasmettere modelli diversi. Portate le vostre bambine, le vostre nipoti, le figlie degli amici e anche i bambini, perchè no, al cinema, a teatro, fate scoprire loro il piacere della lettura, della musica, il valore della diversità, la nobiltà della politica, il gusto del rispetto delle regole, l’etica, la storia, l’educazione civica, la bellezza delle differenze, la magia di un’opera d’arte, il mondo che c’è in ogni persona, la forza delle donne.
Raccontate loro di modelli femminili potenti e diversi dalle subrettine: la Magnani, che diceva al suo truccatore di lasciarle tutte le rughe, che ci aveva messo una vita a farle così, la Levi Montalcini, premio nobel, la Merini, eccezionale poetessa recentemente scomparsa, la Hack, , la Callas, la Ginzburg, Pina Baush, Hannah Arendt, Frida Khalo, Janis Joplin, Nilde Iotti, Tina Anselmi, Billie Holiday, Aung San Suu Kyi, Madre Teresa, le abuelas de plaza de majo, le staffette partigiane.
Riempite la vita delle bambine e dei bambini di contenuti che li facciano adulti consapevoli. E’ l’ignoranza che porta a pensare che il corpo della donna sia uno strumento di marketing. E’ l’ignoranza che fa pensare che essere belle e guardate sia la realizzazione di una vita.
L’ignoranza fa sì che si approvino leggi che violano la libertà di scelta delle donne, che le umiliano.
L’ignoranza e gli stereotipi che fa sì che la donna sia la segretaria e l’uomo il capo. L’uomo il politico e la donna la first lady. La donna mamma e custode della casa, l’uomo colui che porta a casa lo stipendio. La parità è anche uno stato mentale.
Anche senza malafede, a me succede tutti i giorni, nel corridoio in cui lavoro io, prima di me, ci sono due maschi, e chiunque entri supera le loro porte e si ferma davanti alla mia dicendo “ho un appuntamento con il presidente”. Sono donna, e sono automaticamente la segretaria. Non è misoginia, ne sono certa: sono stereotipi da superare.
Voi lo sapete che per alcuni lavori esistono ancora stipendi differenziati tra uomini e donne? Lo sapete che anche in provincia di Ravenna nei consigli di amministrazione delle grandi imprese, nei consigli comunali, nelle posizioni dirigenziali, in lavori in cui non si può certo prendere come discrimine la forza fisica, gli uomini sono di più in percentuale schiacciante?
Ebbene noi su questo dobbiamo lavorare, insieme, perchè una donna sia casalinga solo se questo è il suo desiderio, che sia dirigente se ne ha le capacità, che possa portare il velo se desidera farlo, ma possa anche lavorare ed emanciparsi, se vuole, che possa scegliere della sua vita senza ricatti psicologici o economici, che sia rispettata, nel suo corpo e nella sua mente.
Aiutiamoci le une con le altre. Insegniamo che si può essere fragili senza essere perdenti, emotive senza essere seconde, che si può essere semplicemente un punto di vista diverso, ma soprattutto, che si può essere quello che si vuole essere.
E che questo non sia mai scontato per nessun uomo.”

11 Replies

  1. Brava. :-*

  2. bravissima!

  3. Magnifico discorso.
    Ora sono un po’ di corsa, mi riservo di commentare dopo con più calma.

  4. Spero che alle 11 e 20 tu abbia ricevuto lo scroscio di applausi che ti abbiamo fatto idealmente da casa, acciaccati ma felici di leggere queste righe.

  5. elena mar 9th 2010

    Ma grazie. A tutti, quelli che c’erano e quelli che no.

  6. grazie a te, Elena: bello e diretto

  7. Mi piace, tanto :)
    Firmato,
    “uomo con due donne in casa”

  8. Ciao Elena,
    ti ringrazio delle parole scritte che esprimono in modo perfetto, una realtà esistente ed un pensiero condiviso.
    Mi unisco all’applauso e inserisco il link nel sito.
    Silvia


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