“Non c’è prezzo per la miticità”

E mentre riguardiamo Kung Fu Panda per la quinta volta in 5 settimane, e sento il piccolo che ripete alcune parole del film, arrivo alla punta massima di “non è possibile che debbano già andare via”. E invece lunedì sera ripartono, e probabilmente non mi è mai dispiaciuto così tanto.
A parte la tosse, i capricci, le sveglie di notte, i piatti da lavare, la gestione quotidiana, i “EEEElenaaaaaaa, Victor ha fatto queeesto” e i “Eeeeeleeenaaaa, Ivan ha fatto queeeeellooo”, è stato uno dei mesi più felici della mia vita.
Non lo sarebbe stato altrettanto senza uno degli ingredienti di questo mese, noi 4 e tutte le cose che sono successe. Sono due bambini fantastici (tutti i bambini lo sono, mi sa), il tempo è passato in un lampo, ora tornano a casa a raccontare di noi e speriamo di aver fatto una bella figura.
Il problema è che io non son mica una bella persona, stasera, per esempio ho venduto un gioco elettronico sul mio cellulare per 10 bacetti sulla guancia (scontati poi a 5, con lunga trattativa). A volte ho perso la pazienza (più che altro con Matteo), a volte non sono stata abbastanza presente, a volte non ho dedicato tempo “singolo” ai due. Ho riso, se li ho visti piangere per niente, perchè è bello così, che possano ancora piangere senza motivo (ma mi si apre in 10 il cuore se piangono per un motivo serio).
Se avessi avuto più tempo, forse, avrei potuto ovviare ai miei sbagli, ma non ho più tempo, purtroppo.
Non so se sono promossa, però han detto che, se si può, loro tornerebbero.
Ma adesso basta, è ora di Dobroe noche. Saftra paidiom na more (trad. “domani andiamo al mare”..).

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3 risposte a “Non c’è prezzo per la miticità”

  1. vittorio scrive:

    che tenerezza!!
    Vic

  2. Kalista scrive:

    seguo da un pò di tuo blog, mi piace molto conoscere altre realtà oltre quella che vivo nel mio paesino. devo dire che sei meravigliosa con questi bambini che arrivano nella tua famiglia speranzosi di coccole ed affetto che tu dai loro con cuore pieno.
    nel mio paesino in Puglia ugualmente ogni estate ed inverno arrivano bambini o ragazzi bielorussi che vengono ospitati nelle famiglie per le vacanze . però non tutti mi sembrano preparati sufficientemente a cosa significhi accogliere un bambino in casa. sarà la mentalità ancora arretrata e paesana di dove vivo ,secondo cui un figlio è considerato una “proprietà” dei genitori, e secondo la quale sono i bambini che devono compiacere i genitori e dimostrare riconoscenza.(succede con i figli naturali,quindi figurati con quelli in affido o adottati)
    mi spiego meglio :o ggi mi sono trovata mio malgrado ad ascoltare la discussione di quattro signore che direttamente o indirettamente avevano conosciuto questa realtà dell’affido di bambini bielorussi.
    una si lamentava di tutti i soldi che aveva dovuto spendere per adottare la bambina affidatale,(ho scoperto che la maggioranza fa domanda per adottare i bambini ,soprattutto nel caso di femminucce) e che questa “ingrata” si era voluta sposare appena raggiunta la maggiore età ,invece di restare con lei e il marito .
    tutte si lamentano del fatto che i bambini non sono abbastanza grati e riconoscenti di tutto quello che veniva fatto per loro . e poi le solite tiritere sull’ingratitudine dei giovani, di quanto il bene che si fa non viene ricompensato, etc
    invece dai tuoi racconti si vede tutto l’opposto: dai spontaneamente affetto,ti fai un quattro per loro, senza viziarli, non pretendi il loro affetto come un corrispettivo di quello che spendi o fai,
    anzi ti avvicini a loro con molto tatto e capisci che vengono da situzioni difficili, non fai piazza pulita di tutto ciò che loro vivono nei mesi a casa come se fosse una realtà che non ti interessa. anche il fatto di comprare prima i vestiti invece di fare un tour di negozi è un comportamento intelligente e sicuramente costruttivo , non è da poco farsi domande come fai tu su l’impatto che certi comportamenti per noi scontati (come girare le vetrine per avere una maglietta in più )possono avere su bambini che vivono una realtà molto diversa.
    conosco invece più da vicino altre famiglie nel mio paese che ospitano bambini bielorussi , una in cui tutto fila abbastanza liscio , un’altra in cui per esempio la signora pretende che il bambino affidatole la chiami “mamma” per tutta la vacanza estiva ( e questo mi lascia perplessa… ), mentre un’altra coppia (con questi ho una conoscenza più diretta e mi vedo regolarmente)dopo avere adottato la ragazzina affidatole l’hanno viziata così tanto che ora è un’adulta molto viziata e superficiale . lì la difficoltà è stata principalmente di non sapere dire di “no” a nessuna richiesta .dopo avere ottenuto la figlia tanto agognata , non erano ingrado di fare i genitori equilibrati. infatti anche ora difendono strenuamente le scelte affrettate che ha fatto la figlia( e anche qui si vede la mentalità di paese) nonostante soffrano molto del fatto che si sia sposata su due piedi praticamente uno sconosciuto e che vivano sempre in Italia ma ormai a centinaia di km di distanza .
    sicuramente non sono la maggioranza dei casi, però penso che i genitori affidatari vedano seguiti molto più attentamente da magari psicologi o assistenti sociali che li preparino su cosa aspettarsi e soprattutto cosa non aspettarsi da un affido temporaneo
    i casi di cui ho parlato sono sicuramente una minoranza: ma ovviamente le cose negative sono quelle che si sanno prima, quelle che balzano agli occhi, mentre ci sono sicuramente decine di casi in cui c’è stato un rapporto costruttivo tra i bambini e le persone che li ospitano.

  3. Elena scrive:

    Non ho mai ricevuto, cara Kalista, un commento così articolato :)
    Le cose che dici sono purtroppo vere, le famiglie andrebbero tutte preparate con attenzione, tra l’altro è anche un obbligo ministeriale. Mi spiego. Le associazioni che organizzano l’accoglienza, come la mia, sono tenute (sulla base dei regolamenti che normano i progetti di accoglienza) a fare un corso di preparazione alle famiglie, per spiegare loro tutte le cose su cui riflettevi anche tu, rispetto al consumismo, ai regali, alle aspettative, alle gelosie e tanto altro. Noi lo facciamo: incontrano altre famiglie ospitanti, vengono resi consapevoli della cultura dei bambini, ascoltano una psicologa che poi rimane a loro disposizione per tutto il tempo del soggiorno.
    E questo evita un sacco di problemi, anche se le persone sono tutte diverse e c’è chi comunque non riesce ad uscire da un ruolo di “genitore” o al contrario fa cose che non farebbe mai per i propri figli (vizi eccessivi, soprattutto).
    Sono atteggiamenti di grande egoismo, che le persone giustificano a se stesse pensando di farlo per i bambini, mentre invece lo fanno per loro, per conquistarsi affetto e riconoscenza in poche settimane.
    La nostra associazione non prevede percorsi di adozione, le ospitalità hanno infatti scopo di “risanamento” e ruotano attorno alle visite mediche, alla buona alimentazione e all’ambiente ricco di iodio (come la Puglia!).
    Tra l’altro negli ultimi anni abbiamo anche deciso di non organizzare soggiorni per i bambini degli istituti (a parte quelli che già venivano da noi da tempo) perchè tutto sommato, nei nostri viaggi in Bielorussia, abbiamo potuto verificare che sono ben seguiti a livello sanitario, molto più che quelli dei villaggi. Sappiamo che questi bimbi affettivamente hanno un grande bisogno, ma sappiamo anche che non possiamo affrontare noi questo tema, perchè non è l’obiettivo che ci poniamo. Speriamo davvero che siano al centro di percorsi di adozione e di affido nel loro Paese, tanto più che la Bielorussia ha deciso di “dismettere” tutti gli istituti e sostituirli con case famiglia.
    A questo punto, per essere coerenti, ci siamo dedicati ad un villaggio davvero bisognoso, e ospitiamo bambini che sono in famiglia o in tutela, e che quindi hanno punti di riferimento in Bielorussia molto forti.
    Riguardo al fatto di essere chiamati “mamma” e “papà”, io lo trovo pessimo. Il primo bambino che ho ospitato, nei primi giorni, insisteva nel chiamarmi “mamma” e io ogni volta lo correggevo, e gli dicevo “Elena”. Non perchè non sappia che in qualche modo rimarremo la loro “famiglia italiana di riferimento”, ma proprio perchè non è il caso di fare confusione.
    Gli stessi problemi, Kalista, li vedo in alcune esperienze di affido e di adozione, in cui è davvero difficile essere equilibrati e preparati. Ma poi penso che a volte vedo genitori che sbraitano contro gli insegnanti in difesa dei propri figli per un brutto voto, o che li stressano su questioni agonistiche, o che urlano come matti.. e penso che alla fine, non ci sono corsi per diventare persone sensate. Io non so se sarò un genitore sensato, quando lo sarò, diciamo che spero di non predicare bene e razzolare male.
    Grazie dello spunto di riflessione, a presto.

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