Sebben che siamo (tutte) donne

Sono tra i tanti che non adorano Facebook ma che loro malgrado lo usano parecchio. Per me Facebook è un “non luogo” che mi permette di restare in contatto con organizzazioni e persone, in particolare di due mondi che amo, quello “politico” e quello della “comunicazione”.
La politica, chi mi segue lo sa bene, la fa da padrona nella mia pagina FB. Negli ultimi giorni, ho deciso di mettere sull’immagine del mio profilo, il badge della manifestazione del PD di Sabato, a Roma, a cui andrò. Lo stanno facendo in tanti e mi pare un ottimo modo per pubblicizzare l’evento e per mandare un messaggio importante, un messaggio di appartenenza politica.
Su Facebook seguo da diverso tempo anche la pagina dell’UDI (Unione Donne in Italia), per tenermi aggiornata sulle attività di questa storica associazione femminile, pur non essendovi iscritta, per vari motivi che non sono oggetto di questo post.
Ieri mi è arrivata una comunicazione dell’UDI che mi segnala che se non toglierò il badge dovranno disiscrivermi dalla loro pagina perchè non accettano persone con simboli partitici o politici nella foto. Il messaggio dice:
“Quando siamo entrate in FB abbiamo comunicato che non accettavamo amicizie di chi nell’immagine del proprio profilo usa simboli di partito. Questa di oggi è solo un corollario di quella decisione.”
Non intendo contestare questa decisione, se vorranno toglieranno me e altre decine di persone nella stessa condizione dalla pagina dell’UDI, queste sono le regole, io le accetto. Ma vorrei fare qualche riflessione in merito.
Io concordo sul fatto che l’UDI debba essere autonoma, trasversale, in qualche modo “pura”. Questo non significa, secondo me, che le singole aderenti non possano e non debbano essere impegnate politicamente. Da sempre, infatti, i risultati che si sono ottenuti nel campo dei diritti delle donne, sono stati il frutto del lavoro delle donne nella società civile, ma anche nelle istituzioni e nei partiti. La storia dell’UDI è legata a doppio filo con quella delle grandi donne della politica italiana, che si sono impegnate per portare in primo piano le proposte di tutto il movimento femminista. Mi spingerei anche a dire che è nella sinistra che l’UDI ha trovato terreno fertile per portare avanti queste battaglie, sebbene oggi, fortunatamente, la condivisione sia più trasversale di un tempo.
Perchè ora dovremmo chiedere alle donne di oggi di rinnegare la loro passione politica, per mantenere intonsa l’immagine dell’UDI?
Le immagini dei profili sono qualcosa che riguarda le singole persone, le loro scelte personali, ciò con cui vogliono caratterizzarsi, non riguardano le organizzazioni a cui aderiscono. Certo, se io utilizzassi la pagina dell’UDI per fare propaganda politica allora sarei scorretta e strumentale, ma non faccio questo.
Si pensa forse che le altre, quelle che non hanno alcun simbolo di partito nel profilo, siano così poco intelligenti da non capire che il fatto che un certo numero di contatti abbiano questo badge non significa che l’UDI abbia connessioni più strette con l’uno o con l’altro partito? Da non capire che spesso un impegno verso l’emancipazione femminile è accompagnato anche da un parallelo impegno politico e partitico?
“Sappiamo che militate in partiti, ma vogliamo che questo non sia evidente anche sulla nostra pagina” è, per me, una piccola ipocrisia.
Io non rinuncio al mio impegno, ai miei simboli, alle mie battaglie. Non rinuncerei all’ANPI, non rinuncerei all’ARCI, non rinuncerei al PD. Non rinnego nulla di ciò in cui credo. Anzi, lo ostento orgogliosamente.
Dopodichè, amiche dell’UDI, quando si sarà raggiunto il massimo dell’autonomia (e dell’autoreferenzialità), mi farete sapere se avrete più o meno persone disposte ad impegnarsi per portare avanti le vostre battaglie. Spero per voi che saranno di più, ma ho qualche dubbio.
Nel frattempo, nel percorso per l’emancipazione e la parità effettiva, io continuo ad impegnarmi, nell’unico modo che conosco: facendo politica.

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6 risposte a Sebben che siamo (tutte) donne

  1. reloj scrive:

    Andando un po’ off topic, a me questa cosa di dire “Ah ma noi siamo apolitici” mi pare una deriva di “No, io non mi interesso di politica”.

  2. Giulia scrive:

    A me pare una regola bizzarra, ma del resto se l’UDI ha perso forza e rilevanza nazionale un motivo c’è: quest’ansia di mantenersi equidistante non fa che indebolire un’organizzazione che in altri tempi ha avuto molto da dire, e l’ha detto con forza.

    Le donne della nostra generazione (nate negli anni ’70 e cresciute negli ’80) già non sapevano nulla dell’UDI, e le nuove leve ancora meno. Sarebbe il caso di domandarsi perché, prima di cominciare a estromettere dai propri ranghi chiunque esibisca un simbolo di partito sul proprio profilo Facebook.

  3. Brava Elena.

    E’ veramente un segno di mancata comprensione della realtà in cui ci si muove, confondere l’indipendenza della pagina con le appartenenze delle persone che la frequentano.

    Anche se personalmente mi sento molto distaccata dall’impegno politico negli ultimi tempi, mi sembra assurdo che per partecipare a una fanpage (che diamine, una fanpage di facebook, mica un luogo di culto di una setta…) ci si debba “neutralizzare”.

  4. Giulia scrive:

    Corollario: la politica non fa forse parte della nostra vita? Si pretende che le donne siano esseri privi di posizioni, per poter fare parte di un movimento?

  5. Enrica scrive:

    Concordo in pieno con quello che hai scritto. Mi pare una presa di posizione assurda quella dell’Udi. L’impegno politico di ogununa/o di noi può prendere strade diverse e complementari fra di loro, compresa quella che prevede l’appartenenza ad un partito.
    Una curiosità: hai risposto anche al loro messaggio, oppure le tue riflessioni le hai riservate al tuo blog? :)

  6. Elena scrive:

    Ho risposto anche a loro in modo meno articolato. E ho segnalato sulla loro bacheca di aver scritto questo post in modo che possano eventualmente replicare.

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