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	<title>senza aggettivi &#187; cose serie</title>
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	<description>il blog di Elena Zannoni</description>
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		<title>E dopo tanto tempo, manifestai</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 18:26:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
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		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Appuntamento alle 4 e 20 di mattina in Piazza Vacchi, a Ravenna. Quando suona la sveglia, alle 3 e qualcosa, mi sembra un incubo. Arrivo al parcheggio con la macchina fotografica e poco altro, e in preda ad uno sprazzo di lucidità evito di salire su un pullman di anziani diretti in Germania. Riconosco i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Appuntamento alle 4 e 20 di mattina in Piazza Vacchi, a Ravenna.<br />
Quando suona la sveglia, alle 3 e qualcosa, mi sembra un incubo. Arrivo al parcheggio con la macchina fotografica e poco altro, e in preda ad uno sprazzo di lucidità evito di salire su un pullman di anziani diretti in Germania.<br />
Riconosco i miei compagni di viaggio e mi unisco al gruppo giusto, quando arriva l&#8217;autobus ci sono già sopra i manifestanti di Faenza, assai più attrezzati di noi.<br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/senzaaggettivi/4715458802/" title="gente organizzata di Senzaaggettivi, su Flickr"><img src="http://farm5.static.flickr.com/4014/4715458802_cddca6d864_m.jpg" width="240" height="161" alt="gente organizzata" /></a><br />
All&#8217;inizio li prendiamo in giro, dopo appena 2 ore di viaggio pagheremmo oro per quei cuscini.<br />
Non voglio tenerla tanto lunga, dico solo che mi mancava molto tutto questo. Andare, con altri, come te, e ascoltare, per una volta ascoltare. Perchè spesso leggiamo senza leggere e ascoltiamo senza ascoltare. E invece mentre sei dentro un palazzetto o in una piazza, ti arrivano stimoli e li senti fortissimo. I colori, i suoni, i volti, e soprattutto le parole.<br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/senzaaggettivi/4715462470/" title="bandiere di Senzaaggettivi, su Flickr"><img src="http://farm5.static.flickr.com/4015/4715462470_da22233ab9_m.jpg" width="240" height="161" alt="bandiere" /></a><br />
Voglio segnalarvi i due interventi che mi hanno fatto venire più brividi, perchè se vi va, anche senza colori, suoni e volti, potete &#8220;sentirli&#8221; anche voi.<br />
<iframe src='http://www.youdem.tv/witv/Default.aspx?id_video=f479f616-7e86-41e1-bc8d-0a8f5af70e88&#038;isDotTV=true' width='425' height='355' frameborder='0'></iframe><br />
Mila Spicola sulla scuola.<br />
<iframe src='http://beta.youdem.tv/witv/Default.aspx?id_video=b2d3c113-f362-41ce-81d9-a10cf780f22d&#038;isDotTV=true' width='425' height='355' frameborder='0'></iframe><br />
..e Fabrizio Gifuni sulla cultura.<br />
Era il 19 giugno, abbiamo manifestato contro la manovra finanziaria del Governo Berlusconi.<br />
Poi siamo tornati a casa, e ci sentivamo tutti un po&#8217; meno soli.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cose che ho detto 4 &#8211; celebrazioni del 25 Aprile a Giovecca</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Apr 2010 10:03:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[cose serie]]></category>

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		<description><![CDATA[Buongiorno a tutti, credo di non poter nascondere una certa emozione nell&#8217;essere qui, oggi. Conosco il grande valore che i cittadini di Giovecca danno alle celebrazioni del 25 aprile, perchè è lo stesso valore che anche io do a questa giornata. E ogni anno questa festa, invece che diminuire di intensità, assume ancora più importanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Buongiorno a tutti,</p>
<p>credo di non poter nascondere una certa emozione nell&#8217;essere qui, oggi. Conosco il grande valore che i cittadini di Giovecca danno alle celebrazioni del 25 aprile, perchè è lo stesso valore che anche io do a questa giornata. E ogni anno questa festa, invece che diminuire di intensità, assume ancora più importanza per tutti noi.</p>
<p>Giovecca fu sempre in prima linea, per la presenza di partigiani, di famiglie solidali con questi, di rifugi, di avvenimenti, con tante testimonianze, narrate e conservate.</p>
<p>E proprio per aver avuto questo importante ruolo nella resistenza della Bassa Romagna, è anche uno dei paesi più colpiti dai tentativi di revisionismo storico, da chi cerca di gettare ombre su quello che è stato, chi cerca di dimostrare che c&#8217;era qualcosa di sbagliato anche nelle lotte partigiane.</p>
<p>C’è chi tenta di ridimensionare il valore della festa della Liberazione, da qualche parte addirittura si nega il permesso a festeggiarla in quanto iniziativa politica, come in provincia di Brescia.</p>
<p>Altrove si nega la possibilità di suonare e cantare Bella Ciao, come in provincia di Treviso, perchè non è un canto &#8220;istituzionale&#8221;.</p>
<p>Io non riesco a non indignarmi per queste notizie. Come cittadina e anche come rappresentante di una Istituzione, il Consiglio Comunale di Lugo, Bella ciao, non sarà un canto istituzionale, ma è ormai il simbolo del movimento partigiano, della lotta di liberazione, di una intera epoca. E&#8217; conosciuto in tutta italia, ed è altamente evocativo.</p>
<p>Proibire Bella ciao è un insulto a chi ha combattuto per la nostra libertà e a chi è caduto, trovando, come nella canzone, l&#8217;invasore presso le proprie case e i propri paesi.</p>
<p>Archiviare le celebrazioni del 25 Aprile come iniziativa politica poi, significa non considerarla una festa di tutti, ma una sorta di iniziativa di parte.</p>
<p>La Resistenza fu un movimento composto da tanti individui, talvolta di orientamenti politici opposti (cattolici, comunisti, liberali, socialisti, azionisti, monarchici, anarchici), accomunati, nel Comitato di Liberazione Nazionale, dall&#8217;antifascismo.</p>
<p>Furono esattamente queste forze a dare vita al sistema democratico italiano subito dopo la guerra, a realizzare l&#8217;Assemblea Costituente, insieme anche ad altri e scrivere la Costituzione Italiana. Ora, la data simbolo di tutto ciò, come può non essere la festa di tutti?</p>
<p>Ma questo dibattito, ormai è più politico che storico e oggi non è questo di cui voglio parlare. Io credo che nessuno potrà farci rinnegare un passato che ci riempie di orgoglio.</p>
<p>Donne di 80 anni e bambini di 6 hanno partecipato alla resistenza nella Bassa Romagna. Ciascuno per le proprie possibilità, ciascuno consapevole dei rischi. C&#8217;era un valore, un ideale, la libertà, in gioco, che prescindeva dai partiti e si riconosceva nella lotta al fascismo e al nazismo, la lotta contro un invasore che seguiva i principi del primato della razza e puniva, deportava o uccideva chiunque si opponesse a tale progetto.</p>
<p>Il 25 aprile è la festa della liberazione e la festa della libertà. Quando partecipiamo a queste celebrazioni ricordiamo i caduti, ricordiamo i martiri, ricordiamo i civili, ricordiamo i deportati. Li ricordiamo con tristezza, ma anche con gioia, con emozione, con orgoglio.</p>
<p>Ciampi, in un suo intervento sul 25 apirle disse che</p>
<p>&#8220;Questa non è una festa di reduci.&#8221; Disse: &#8220;Siamo qui come testimoni delle giornate che segnarono per il popolo italiano, per i popoli d&#8217;Europa la riconquista e la riscoperta della libertà: la libertà che rimane ancora oggi il bene supremo, consacrato dalla Costituzione repubblicana, della nostra nazione; la libertà che dà un senso alla vostra vita, che vi consente di sperare nel vostro avvenire; la libertà in cui oggi tutti ci riconosciamo e che tutti ci unisce&#8221;.</p>
<p>Leggendo i documenti dell&#8217;epoca e le ricerche successive, ci si meraviglia di quanti fossero i partigiani qui a Giovecca e nel resto della Bassa Romagna. Ma ci si meraviglia ancora di più nel leggere, tra tanti nomi maschili, altrettante donne.</p>
<p>Le donne organizzate nel Fronte Femminile del Santerno, le donne che nascondevano i partigiani nelle loro case, le donne che portavano le scatolette di carne ai partigiani, le donne che facevano sciopero nelle fabbriche, le donne che macinavano ogni giorno decine di chilometri in bicicletta per portare messaggi fondamentali ai partigiani, le donne che affrontavano i tedeschi con coraggio e determinazione, quando venivano fermate, magari con l’ombrello chiuso pieno di stampe antifasciste, le donne che restarono nelle case, sostituendo al lavoro gli uomini andati in guerra e quelle che curavano i feriti.</p>
<p>In italia, i dati dell’Anpi dicono che furono trentacinquemila le partigiane, inquadrate nelle formazioni combattenti; 20.000 le patriote, con funzioni di supporto; 70.000 in tutto le donne organizzate nei Gruppi di difesa; 16 le medaglie d&#8217;oro, 17 quelle d&#8217;argento; 512 le commissarie di guerra; 683 le donne fucilate o cadute in combattimento; 1750 le donne ferite; 4633 le donne arrestate, torturate e condannate dai tribunali fascisti; 1890 le deportate in Germania.</p>
<p>Stavano lottando per i propri figli e i propri mariti, per la libertà e anche per tutte le altre donne, quelle di allora e quelle di oggi.</p>
<p>Dopo la guerra infatti, la figura della donna non sarebbe stata più la stessa.</p>
<p>In quel periodo, le ragazze, anche giovanissime, prendevano parte alle riunioni ed erano il collante essenziale tra i partigiani.</p>
<p>Furono la resistenza civile, senza armi, ma senza di loro il comitato di liberazione nazionale non avrebbe potuto strutturarsi nei territori.</p>
<p>Fu anche una importante occasione di emancipazione, perché la guerra scardinò l’ordine sociale che vi era precedentemente, e in questa situazione totalmente confusa e non ordinaria, le donne ebbero modo di conquistarsi per meriti un posto nella vita democratica delle nostre comunità, mettendoci passione e forza d’animo.</p>
<p>Il 2 Giugno del 1946, poi, votarono per la prima volta alle elezioni politiche italiane, e 21 di loro furono elette nella prima Assemblea Costituente.</p>
<p>Sono orgogliosa di queste donne, e credo di doverle ringraziare per quello che sono e per quello che posso essere, per il voto, per la costituzione e per la mia libertà.</p>
<p>Chissà se oggi io sarei qui, a parlare, se queste donne e questi uomini non avessero fatto così tanto, se non avessero rischiato la vita continuamente, senza un interesse personale, ma per tutte le persone che erano state soggiogate dal nazifascismo.</p>
<p>C&#8217;è questo concetto che traspare dalle parole di tutti i testimoni dell&#8217;epoca, che è forse quello che oggi è il più sbiadito, il più difficile da incontrare nella società moderna.</p>
<p>E&#8217; il concetto di disinteresse. Quelle persone hanno agito nel pieno disinteresse personale. Generosamente.</p>
<p>Non hanno pensato al rischio di morire, di perdere o lasciar soli famigliari, mogli, figli. Non hanno pensato all&#8217;interesse proprio perchè altrimenti si sarebbero schierati dalla parte del più forte, dalla parte di chi aveva in mano il potere, di chi manteneva il controllo con arroganza e violenza.</p>
<p>Io oggi vado cercando questo valore e fatico sempre più a trovarlo. Siamo spesso circondati da persone che agiscono in funzione di un proprio vantaggio, del denaro, del potere, e per le quali il bene comune ha un ruolo secondario.</p>
<p>E&#8217; per questo che è sempre più importante coinvolgere le scuole e i ragazzi in queste occasioni: perchè devono conoscere, respirare quello che ha mosso i partigiani, cercare di comprenderlo.</p>
<p>Solo in questo modo possiamo sperare che la storia della resistenza possa essere di ispirazione per il loro agire, da adulti.</p>
<p>Questa è una nostra diretta responsabilità: di noi che siamo i cittadini, le istituzioni, i politici di oggi. Se non saremo in grado di conservare e tramandare l&#8217;importanza di questa giornata avremo fallito in uno dei nostri ruoli fondamentali, quello educativo.</p>
<p>Rende felici tutti noi la notizia che l&#8217;associazione partigiani abbia raggiunto 110.000 iscritti nel 2009, e che i nuovi iscritti siano quasi tutti &#8220;ragazzi partigiani&#8221;, giovani e giovanissimi che vogliono contribuire alle cause dell&#8217;Anpi attualizzate: la democrazia e la Costituzione.</p>
<p>Rende invece tristi tutti noi la scomparsa, di pochissimi giorni fa, di uno dei più amati testimoni di quell&#8217;epoca, Adriano Guerrini.</p>
<p>Ieri una grande folla ha partecipato, in una giornata quasi invernale, ai suoi funerali. Era una persona amatissima, ex Sindaco di Lugo, ex Presidente della Provincia, un politico e un partigiano.A Lugo tutti lo chiamavano ancora Il Sindaco, onore che non è spettato a nessun altro ex primo cittadino.</p>
<p>E&#8217; con un pensiero a lui che voglio chiudere questo mio intervento, perchè Adriano è stato per tanti il simbolo di come la passione politica possa percorrere una vita intera, senza mai esaurirsi, nemmeno quando il corpo non gli permetteva più di partecipare di persona ai fatti importanti della sua città, ha sempre dato il suo contributo con lettere e articoli sui giornali locali e su Resistenza e Libertà, ha sempre parlato con chi si voleva confrontare con lui.</p>
<p>Ha parlato molto alle persone giovani nella sua vita, ieri qualcuno lo ricordava come &#8220;chioccia&#8221; per le generazioni successive.</p>
<p>Ma come sempre, quando se ne va un personaggio come lui, il rimpianto è quello di non essersi fatti raccontare abbastanza, di non ricordare ogni parola, di aver perso un testimone eccezionale, per caratura e per sensibilità.</p>
<p>Confrontandomi con i miei coetanei, ricordiamo tutti la sua fermezza, il rigore, ma anche la dolcezza di quando ci capitava di incontrarlo, da giovani politicanti in erba. Adriano spesso faceva una carezza sorridendo, a mo&#8217; di incoraggiamento.</p>
<p>Adriano, prima di morire, ha lasciato disposizioni per il suo funerale, fiori rossi e offerte a Resistenza e Libertà, il giornale dell&#8217;Anpi di Ravenna, che dirigeva.</p>
<p>Proprio su questo giornale, nell&#8217;edizione in uscita oggi in occasione del 25 aprile, c&#8217;è un suo articolo. Per alcuni sarà un colpo al cuore ma per tutti sarà un sollievo sapere che le sue parole, i suoi racconti, i suoi articoli, gli sono sopravvissuti, e resteranno sempre a nostra disposizione.</p>
<p>A suggello di una vita dedicata a giorni come questo.</p>
<p>E a noi spetta continuare su questa strada, senza incertezze e senza dare mai per scontato l&#8217;importanza di ricordare e festeggiare insieme.</p>
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		<title>Tolleranza zero</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 07:26:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri ero in fila alla cassa della mensa. Nella fila di fronte tre ragazze col velo in testa che si accingono tranquillamente a pagare. Dopo di me un ometto comincia a borbottare a voce abbastanza alta: &#8220;io a quelle lì gli darei del maiale&#8221;. Mi giro e gli tiro un&#8217;occhiata feroce. Insiste &#8220;Anzi, io a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri ero in fila alla cassa della mensa.<br />
Nella fila di fronte tre ragazze col velo in testa che si accingono tranquillamente a pagare.<br />
Dopo di me un ometto comincia a borbottare a voce abbastanza alta: &#8220;io a quelle lì gli darei del maiale&#8221;.<br />
Mi giro e gli tiro un&#8217;occhiata feroce.<br />
Insiste &#8220;Anzi, io a quelli li li farei morire di fame tutti&#8221;<br />
Al che sono esplosa: &#8220;Ebbasta! Mi pare proprio il caso di farla finita. Vero?&#8221;.<br />
Poi pensavo, reagisci, dai reagisci, rispondimi che poi ti dico il resto, perchè in gola ne avevo una sfilza, meno educate.<br />
Invece niente, abbassa gli occhi e se ne va a condire l&#8217;insalata. Piccolo, pavido, ignorante ometto.<br />
C&#8217;è gente pessima in giro, e la mia soglia di tolleranza, con questa gente, si è azzerata.</p>
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		<title>Proposte per il 5 per mille</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 12:48:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quest&#8217;anno taglio il preambolo, tanto questo post è annuale e sapete già cos&#8217;è il 5 per mille, sapete che non vi costa nulla, che comunque non potreste recuperarlo in nessun modo. Come ribadisco ogni anno: se conoscete una associazione di volontariato, un ente di ricerca, una cooperativa sociale del vostro territorio che ha fatto richiesta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quest&#8217;anno taglio il preambolo, tanto questo post è annuale e sapete già cos&#8217;è il 5 per mille, sapete che non vi costa nulla, che comunque non potreste recuperarlo in nessun modo.</p>
<p>Come ribadisco ogni anno: se conoscete una associazione di volontariato, un ente di ricerca, una cooperativa sociale del vostro territorio che ha fatto richiesta per essere tra gli enti destinatari del 5 per mille, fate benissimo a destinarlo a questi.</p>
<p>Ma se non avete nessuno in particolare, mi permetto di sottoporvi ben <strong>2 progetti a cui tengo tantissimo</strong>.</p>
<p>Uno è l&#8217;associazione di cui faccio parte, il COMITATO LUGHESE BAMBINI DA CHERNOBYL. Le attività, se seguite questo blog, le conoscete bene, e comunque potete trovare tutto qui: <a href="http://www.aiutiamoli.wordpress.com">http://www.aiutiamoli.wordpress.com</a><br />
Il codice fiscale dell&#8217;associazione è 91008810391.</p>
<p>Il secondo progetto, di cui vi ho parlato anche nel post precedente, è la FONDAZIONE DOPO DI NOI, che si occupa di persone disabili adulte, in particolare se prive di rete famigliare. Il sito internet è questo: <a href="http://www.dopodinoi.ra.it">http://www.dopodinoi.ra.it</a><br />
Il codice fiscale della Fondazione è 92053910391</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Una giornata a casa Artias</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 21:22:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per tutti ci sono giornate in cui il lavoro non dà le soddisfazioni che vorremmo, in cui è dura, arrivare a sera. Ci son giornate, invece, che ci si dice &#8220;cavoli, che bel lavoro che faccio&#8221;. Ecco, oggi. Oggi sono stata a Numana, dove risiede la vedova di Philippe Artias, Lydia. Ci sono andata insieme [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per tutti ci sono giornate in cui il lavoro non dà le soddisfazioni che vorremmo, in cui è dura, arrivare a sera. Ci son giornate, invece, che ci si dice &#8220;cavoli, che bel lavoro che faccio&#8221;.<br />
Ecco, oggi.<br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/senzaaggettivi/4463288494/" title="Rita e Angelo di Senzaaggettivi, su Flickr"><img align=right src="http://farm3.static.flickr.com/2802/4463288494_6506042699_m.jpg" width="240" height="180" alt="Rita e Angelo" /></a>Oggi sono stata a Numana, dove risiede la vedova di Philippe Artias, Lydia. Ci sono andata insieme ad alcuni colleghi della <a href="http://www.dopodinoi.ra.it">Fondazione Dopo di Noi</a>.<br />
Philippe Artias è un artista nato in Francia nel 1912 e morto in Italia, a Numana, nel 2002.<br />
Partecipò alla Resistenza francese (venne anche insignito della Legion D&#8217;Onore), e dopo la guerra, nel &#8217;48, incontrò Picasso e si trasferì a Vallauris, dove Picasso risiedeva, e divenne un suo amico di conversazione e di studio per cinque anni.<a href="http://www.flickr.com/photos/senzaaggettivi/4462505465/" title="studio Artias di Senzaaggettivi, su Flickr"><img align=right src="http://farm5.static.flickr.com/4010/4462505465_c7a996ee74_m.jpg" width="240" height="180" alt="studio Artias" /></a><br />
<a href="http://www.artias.it/biografia.asp">Per tutta la vita</a> Artias ha esplorato tecniche e materiali diversi, stili e strumenti.<br />
Dal 1976 si trasferì in Italia, con Lydia e continuò a produrre nel luogo straordinario che ho potuto vedere oggi.<br />
Una casa su una collina, che si affaccia direttamente, attraverso una grande vetrata, sul panorama che scende fino al mare.<br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/senzaaggettivi/4462507495/" title="vista sul mare di Senzaaggettivi, su Flickr"><img align=right src="http://farm5.static.flickr.com/4028/4462507495_a61fd49949_m.jpg" width="240" height="180" alt="vista sul mare" /></a>Con questo panorama lavorava Artias, e con questo panorama ogni giorno, Lydia, si occupa di fare in modo che tutti conoscano il lavoro del suo compagno, un artista che lei, oltre ad amare, ammira smisuratamente: glielo si legge negli occhi quando parla delle sue opere.<br />
Le opere sono ovunque, ad ogni passo temi di inciampare in un olio o far cadere una ceramica. L&#8217;intera casa sembra un&#8217;opera d&#8217;arte, piante e cani compresi.<br />
<a href="http://senzaaggettivi.net/wp-content/artias3.jpg"><img align=right src="http://senzaaggettivi.net/wp-content/artias3-200x300.jpg" alt="" title="artias3" width="200" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-1794" /></a>Lydia è molto affezionata alla nostra Fondazione, si interessa agli ospiti della nostra residenza, ritiene che l&#8217;arte possa fare bene alle persone, possa renderle felici. Abbiamo parlato a lungo di salute e mentale, e di come, secondo lei, gli artisti riescano a mettere nel proprio lavoro la loro dose di follia.<br />
E ci aiuta. Anche oggi eravamo là per parlare di iniziative di raccolta fondi per la Fondazione da realizzare insieme, nel prossimo autunno.<br />
Ma prima, dato che apprezzo davvero tanto questo artista (così tanto che ogni giorno due sue opere su carta mi accompagnano nelle giornate di lavoro dalle pareti del mio ufficio), vi segnalo che, in Provincia di Ravenna ci saranno ben 2 mostre nei prossimi mesi, entrambe organizzate dalla CNA: a Cervia (Magazzini del Sale), dal 4 Luglio al 29 Agosto e a Bagnacavallo (Convento di San Francesco), dal 12 settembre al 10 ottobre.<br />
La <a href="http://www.dopodinoi.ra.it/main/index.php?id_pag=28">Residenza di Torri di Mezzano</a> della Fondazione Dopo di Noi (via Donati 6), davanti alla quale si può vedere un grande pannello di metallo con una riproduzione di un&#8217;opera di Artias (nella foto), festeggerà il suo secondo anno di vita il 7 Aprile, con un Open Day, dalle 16 in poi. In questa occasione sarà aperta a tutti coloro che vogliono visitarla.</p>
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		<title>Visita ad Auschwitz Birkenau</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 21:07:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
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		<category><![CDATA[io e lui]]></category>

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		<description><![CDATA[So che non dovrei scrivere un post a caldo, perchè non saprò essere lucida nel ricostruire le cose importanti, ma vado a impressioni, e corredo con un po&#8217; di foto. Prendiamo un autobus da Cracovia alle 8,30 di mattina, 40 zloty (10 euro) per 2 persone A/R, un&#8217;ora e mezzo di viaggio. E&#8217; una piacevole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>So che non dovrei scrivere un post a caldo, perchè non saprò essere lucida nel ricostruire le cose importanti, ma vado a impressioni, e corredo con un po&#8217; di foto.<br />
Prendiamo un autobus da Cracovia alle 8,30 di mattina, 40 zloty (10 euro) per 2 persone A/R, un&#8217;ora e mezzo di viaggio. E&#8217; una piacevole giornata di sole, e fa anche caldo.<br />
Arriviamo ad Oswiecim, il nome polacco di Auschwitz, attraversando una bella campagna costellata di casette colorate e ordinate. Notavo oggi che ogni casa è caratteristica, nessuna è uguale all&#8217;altra, un colore, una forma, un fregio. E innumerevoli diverse tendine bianche.<br />
Anche Auschwitz si presenta come un luogo ordinato e ben tenuto.<br />
Io e Matteo ci siamo detti che lo è anche troppo.<br />
Lo dico subito, perchè è la convinzione più forte che ne abbiamo tratto: non andate mai ad Auschwitz senza andare a Birkenau. L&#8217;uno, senza l&#8217;altro, non è comprensibile.<br />
Auschwitz è in gran parte un museo, all&#8217;interno degli edifici sono state realizzate ricostruzioni delle baracche e mostre, anche impressionanti. Mi ha colpito molto, ad esempio, una stanza chiusa da una vetrata, colma dei capelli di donne, e un tessuto realizzato con questi capelli. <a href="http://www.flickr.com/photos/senzaaggettivi/4448036083/" title="Auschwitz viale dell'appello di Senzaaggettivi, su Flickr"><img align=left src="http://farm5.static.flickr.com/4055/4448036083_cfd36bae5b_m.jpg" width="240" height="161" alt="Auschwitz viale dell'appello" /></a><br />
Sono terribili anche &#8220;<a href="http://www.flickr.com/photos/senzaaggettivi/4448034903/">il muro della morte</a>&#8220;, luogo in cui venivano realizzate le esecuzioni, e la camera a gas sperimentale, nei sotterranei del blocco 11, dove per la prima volta venne utilizzato il gas Ziklon b.<br />
Non abbiamo visitato tutte le esposizioni curate dalle singole nazioni, perchè abbiamo ritenuto di andare prima a Birkenau e poi eventualmente tornare se fosse rimasto tempo.<br />
Ma Birkenau è &#8220;troppo&#8221; enorme.<br />
Andiamo con ordine: abbiamo preso un taxi davanti al museo di Auschwitz, perchè l&#8217;altro campo è a 3 km. 15 zloty di taxi, valgono la pena, perchè a Birkenau c&#8217;è da camminare tantissimo, meglio conservare le energie.<br />
8 km di strade interne, più di 170 ettari, 98 edifici, 300 ruderi, bisogna percorrerli perchè qui, a parte le baracche e le altre parti distrutte o dai tedeschi, o dai polacchi, o dall&#8217;unica rivolta ebrea nel campo (venne distrutta la camera a gas IV), è tutto ancora come era.<br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/senzaaggettivi/4448039253/" title="Birkenau dalla torre di Senzaaggettivi, su Flickr"><img align=right src="http://farm5.static.flickr.com/4067/4448039253_34236f39ed_m.jpg" width="240" height="161" alt="Birkenau dalla torre" /></a>Appena arrivati è bene salire sulla torre principale, e vedere fino a dove arriva l&#8217;occhio, che non è tutto il campo di Birkenau, perchè in fondo, oltre il boschetto, ci sono ancora 2 camere a gas, la &#8220;sauna&#8221; (luogo in cui i prigionieri venivano spogliati e lavati al loro arrivo), e ci sono anche parti che erano in costruzione e non sono mai state completate.<br />
Birkenau è rude. Marzo non è considerata stagione di visita e quindi molte baracche erano chiuse, ma dalle finestre si vede che tutto è rimasto come era. <a href="http://www.flickr.com/photos/senzaaggettivi/4448042277/" title="Birkenau letti donne da un buco nella finestra di Senzaaggettivi, su Flickr"><img align=left src="http://farm3.static.flickr.com/2728/4448042277_945a8e98c4_m.jpg" width="240" height="178" alt="Birkenau letti donne da un buco nella finestra" /></a><br />
Il settore delle donne è fatto di stanzoni di mattone, sono una trentina. Passiamo al centro del settore donne, lungo un ampio viale, percorrendo circa 500 metri. In fondo c&#8217;è il primo forno crematorio con camera a gas, totalmente distrutto, ne restano solo le rovine, e le tavolette bianche attorno, che testimoniano il passaggio di famigliari e amici degli uccisi, quasi tutte in lingua ebraica.<br />
Si va verso destra e si arriva davanti al monumento ai caduti, e alla tristemente famosa fine del binario.<br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/senzaaggettivi/4448043339/" title="Birkenau la fine del binario di Senzaaggettivi, su Flickr"><img src="http://farm5.static.flickr.com/4030/4448043339_7cf78ab7c0.jpg" width="500" height="335" alt="Birkenau la fine del binario" /></a>A destra un&#8217;altra <a href="http://www.flickr.com/photos/senzaaggettivi/4448044897/">camera a gas con forno crematorio, la III</a>. Di questa la pianta è molto chiara, si vede la scala di ingresso, l&#8217;ampio spazio per lo spogliatoio, e la zona dei forni crematori.<br />
A questo punto, se non avessimo comprato una guida, saremmo tornati indietro passando attraverso al settore uomini, e invece, proseguendo dietro al monumento, dopo al boschetto, vi sono altre due camere a gas, una delle quali distrutta da una rivolta interna, e l&#8217;edificio &#8220;Sauna&#8221;, dentro il quale è conservata <a href="http://www.flickr.com/photos/senzaaggettivi/4448046309/">una carriola</a> per il trasporto delle ceneri.<br />
Dopo l&#8217;edificio Sauna, abbiamo preso la strada del ritorno, un viale di ghiaia bianca che costeggia il settore uomini.<br />
Dietro di noi, nel frattempo, stavano arrivando dei nuvoloni neri, e ci è parso meglio non soffermarci oltre, in più avevamo le gambe e la testa stanchi, per cui ce ne siamo andati, fissando le ultime immagini con le foto e con gli occhi.<br />
C&#8217;erano due donne americane di colore, madre e figlia e un piccolo, con loro. Erano venuti dal Texas a visitare Auschwitz. &#8220;It&#8217;s very sad..&#8221; ha detto la nonna, due o tre volte, uscendo dalla baracca prigione di Auschwitz.<br />
E&#8217; vero. Ma esiste. E vedere è necessario.<br />
<a href="http://senzaaggettivi.net/2010/01/16/dover-fare/">La scritta, poi, è tornata.</a><br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/senzaaggettivi/4448076797/" title="il lavoro rende liberi di Senzaaggettivi, su Flickr"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2681/4448076797_7fbb8857f5.jpg" width="500" height="243" alt="il lavoro rende liberi" /></a></p>
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		<title>Sai cosa?</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 16:03:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
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		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Sai cosa mi colpisce di più di tutta la faccenda delle liste presentate, non presentate, e del decreto che ci dà la corretta interpretazione del fatto che fanno quello che gli pare? L&#8217;arroganza. L&#8217;arroganza di chi ha sbagliato, e va comunque all&#8217;attacco. Avrei in fondo cercato di capire chiunque si fosse presentato al capo dello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sai cosa mi colpisce di più di tutta la faccenda delle liste presentate, non presentate, e del decreto che ci dà la corretta interpretazione del fatto che fanno quello che gli pare? L&#8217;arroganza.</p>
<p>L&#8217;arroganza di chi ha sbagliato, e va comunque all&#8217;attacco. Avrei in fondo cercato di capire chiunque si fosse presentato al capo dello stato dicendo &#8220;abbiamo sbagliato, siamo una manica di incapaci, abbiamo pasticciato le liste e le firme, ma i nostri elettori non meritano di non essere rappresentati&#8221;. Ecco, forse avrei cercato di capire, anche se per me le regole sono sacre. Mi sarebbe quantomeno dispiaciuto per loro.</p>
<p>E invece non hanno fatto altro che ripetere che c&#8217;era un complotto, una strategia della sinistra, sono andati in piazza a manifestare il dissenso verso chi voleva impedire loro di presentarsi alle elezioni, con l&#8217;ipocrisia di chi invece scarica su altri le proprie responsabilità. Mi ricordano un mio vecchio utente, che un giorno disse &#8220;non sopporto che lei e gli altri come lei vogliate scaricare su di me un problema che è il mio&#8221;. Solo che lui era un po&#8217; matto, questi sono lucidissimi.</p>
<p>Beh mi dispiace, l&#8217;arroganza fa parte di una cultura che non è la mia, e quindi ora non perdono.</p>
<p>Hanno fatto una porcheria, hanno offeso la democrazia, l&#8217;etica e la mia morale.</p>
<p>Per me era già troppo prima, ma ora penso che nemmeno i loro elettori possano meritarsi una classe dirigente così, e spero che se ne rendano conto.</p>
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		<title>Cose che ho detto 2</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 09:08:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Introduzione alla celebrazione della Giornata del Ricordo durante il Consiglio Comunale di Lugo, 18/02/10 alla presenza del Prof. Fabio Todero (Irsml FVG) Questa sera siamo qui a commemorare la giornata del Ricordo, istituita nell’Aprile 2004, dopo che, solo nel 2001, è stato sottoscritto da una commissione bilaterale italo slovena, composta da 7 storici italiani ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Introduzione alla celebrazione della Giornata del Ricordo durante il Consiglio Comunale di Lugo, 18/02/10 alla presenza del Prof. Fabio Todero (Irsml FVG)</strong></p>
<p>Questa sera siamo qui a commemorare la giornata del Ricordo, istituita nell’Aprile 2004, dopo che,  solo nel 2001, è stato sottoscritto da una commissione bilaterale italo slovena, composta da 7 storici italiani ed altrettanti sloveni, un documento di analisi sulla complessa vicenda dei confini orientali ed in particolare sulle stragi delle Foibe, riconosciute come violenza di Stato.<br />
Non per nulla il documento prende il via dal 1880, raccontando come fosse maturato, in quelle zone, un profondo odio anti italiano, portato all’estremo dagli effetti del progetto fascista di “bonifica di confine” che tentava di snaturalizzazione e italianizzazione della popolazione slovena residente in quei territori. Tra le altre odiose azioni di quel periodo, la commissione ricorda i limiti posti agli sloveni per l’accesso ai pubblici impieghi e all’insegnamento, e la rimozione di alcune importanti figure della Chiesa di confine. Un “genocidio culturale”, come venne poi ribattezzato, prima di essere un genocidio vero e proprio.<br />
Un gran numero di sloveni e croati fu quindi costretto all’emigrazione (si parla di decine di migliaia di persone), maturando il sentimento anti italiano che portò, immediatamente dopo l’8 settembre del ’43, alla prima ondata di violenza in Istria e Dalmazia, da parte del movimento partigiano di Tito.<br />
In quegli anni ebbero luogo esecuzioni e infoibamenti di cittadini italiani, legati al fascismo o ritenuti rappresentanti dello stato italiano: i documenti parlano di alcune centinaia di persone.<br />
 La reazione nazista e fascista non si fece attendere: vennero distrutti numerosi villaggi dell’Istria e circa 10.000 persone vennero deportate.<br />
In questo contesto  di continue violenze naziste, la seconda ondata di infoibamenti avvenne invece nella primavera del ’45, l’armata di Tito arrivò a Trieste il 1 maggio, e, citando il testo del documento bilaterale Tito “<em>scatenò un’ondata di violenza nelle zone di Trieste, nel Goriziano e nel Capodistriano</em>” che portò “<em>all’arresto di migliaia di persone italiane ed anche slovene, contrarie al progetto politico comunista iugoslavo</em>” e centinaia di esecuzioni e di persone gettate nelle foibe. Il fatto che tra gli uccisi ci fossero anche slavi oppositori del regime titoino, fece pensare ad un progetto politico più ampio e preordinato che cavalcava però il clima di resa dei conti e l’animosità diffusa nei quadri partigiani sloveni.”<br />
Si legge nella guida “UN PERCORSO TRA LE VIOLENZE DEL NOVECENTO NELLA PROVINCIA DI TRIESTE“ prodotto proprio dall’ISTITUTO REGIONALE PER LA STORIA DEL MOVIMENTO DI LIBERAZIONE NEL FRIULI VENEZIA GIULIA” a cui ha contribuito anche il nostro relatore.</p>
<blockquote><p>I militari italiani e tedeschi arresisi alle truppe di Tito, decimati dalle fucilazioni sommarie, vennero trasferiti nei campi di prigionia in cui la denutrizione e i maltrattamenti provocarono una mortalità altissima.<br />
Gli appartenenti alle formazioni collaborazioniste slovene e croate furono invece uccisi tutti.<br />
Quanto ai civili, le autorità procedettero ad una radicale «epurazione preventiva» della società.<br />
Nella Venezia Giulia ciò comportò l’arresto in massa dei membri dell’apparato repressivo nazifascista, dei quadri del fascismo giuliano, di elementi collaborazionisti, ma anche di partigiani italiani che non accettavano l’egemonia del movimento di liberazione jugoslavo e di alcuni esponenti del CLN giuliano, assieme ad alcuni slavi anticomunisti e a molti cittadini privi di particolari trascorsi politici ma di sicuro orientamento filo-italiano.<br />
La repressione, oltre a fare i conti con il fascismo, mirava ad eliminare tutti gli oppositori, anche solo potenziali, all’annessione della Venezia Giulia alla Jugoslavia di Tito. Per questo, nella regione a venir perseguitati furono assai più gli italiani che gli slavi, alcuni dei quali pure trovarono la morte.</p></blockquote>
<p>Leggendo questa guida io stessa mi sono resa conto della complessità di quanto successo nel territorio del confine orientale, una zona in cui la violenza fascista e nazista fu particolarmente odiosa e le reazioni altrettanto terribili.<br />
Le Foibe servirono in gran parte come fosse comuni, e solo in parte come strumento di uccisione vero e proprio, ma sono comunque un simbolo importante della storia di queste zone.<br />
<em>Le foibe furono il prodotto di tanti odi diversi</em>: quello etnico, quello nazionale e quello ideologico, e delle strategie “<em>di un movimento rivoluzionario, quello di Tito, che si stava trasformando in regime</em>”.<br />
Oggi noi siamo qui per ribadire convintamente il rifiuto di qualsiasi tipo di violenza ed oppressione.<br />
L’assoluta contrarietà a ogni tipo di odio etnico, che ha portato con storie diverse ma logiche simili, agli eccidi dei campi di sterminio e a quelli delle foibe, anche se i numeri e la portata storica dei due eventi sono enormemente diversi.<br />
L’odio razziale ed etnico è quanto di più aberrante la natura umana possa concepire. Ma anche l’odio tra i popoli, la lotta per la supremazia, per i confini, il nazionalismo, le ideologie portate al parossismo. Questo, anche stasera, ci troviamo a condannare.</p>
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		<title>Giornata della memoria &#8211; qualcosa che ho detto</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 08:09:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8221; E&#8217; il giorno in cui le truppe sovietiche, che stavano marciando verso Berlino, arrivarono ad Auschwitz, liberarono i superstiti e rivelarono al mondo l’orrore del genocidio nazista. Fino ad allora non vi era una consapevolezza compiuta di ciò che stava succedendo, grazie alla propaganda nazista che distorceva la natura dei campi stessi, e i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8221; E&#8217; il giorno in cui le truppe sovietiche, che stavano marciando verso Berlino, arrivarono ad Auschwitz, liberarono i superstiti e rivelarono al mondo l’orrore del genocidio nazista.<br />
Fino ad allora non vi era una consapevolezza compiuta di ciò che stava succedendo, grazie alla propaganda nazista che distorceva la natura dei campi stessi, e i deportati venivano convinti che nessuno avrebbe creduto loro, se avessero raccontato quello che avveniva nei campi di concentramento.<br />
In realtà i sovietici erano già arrivati precedentemente a liberare altri campi, Chełmno, e Bełżec, campi di annientamento, dove le persone venivano portate soltanto per essere uccise.<br />
Ad Auschwitz (dove alcuni giorni prima i nazisti si erano ritirati portando con se in una &#8220;marcia della morte&#8221; tutti i prigionieri abili, molti dei quali morirono durante la marcia stessa), i sovietici si trovarono davanti ad una tragedia ancora più ampia: gli strumenti di tortura e di annientamento del lager e le testimonianze dei superstiti.<br />
Il Giorno della Memoria non deve essere solo un evento commemorativo, ma anche e soprattutto un evento culturale e didattico a favore delle giovani generazioni perchè la storia non possa in alcun modo ripetersi.<br />
Eppure i segnali non sono confortanti. Nelle scorse settimane abbiamo rischiato di perdere uno dei simboli più vivi di questa giornata, la scritta apposta sull&#8217;ingresso di Aushwitz e di altri campi di concentramento nazisti, arbeit macht frei, il lavoro rende liberi.<br />
Una scritta che è simbolo della immensa bugia nazista, riassunta nella parola &#8220;liberi&#8221;. A meno che per libertà non si intendesse la morte, spesso esito finale di lunghi mesi di prigionia.<br />
Nella notte tra il 17 e il 18 dicembre questa scritta è stata rubata, tagliata in tre parti e preparata per essere portata all&#8217;estero, probabilmente da un collezionista svedese.<br />
Il 21 dicembre, grazie al grande impegno della polizia polacca, sono stati arrestati i 5 responsabili del furto ed è stata recuperata la scritta.<br />
Ora, già che la mia immaginazione non era abbastanza ardita per arrivare a pensare che potessero esistere persone che collezionano cimeli del nazismo, tantomeno potevo pensare che alcune persone decidessero di rubare un simbolo così importante, così sacro, così evocativo, per poterne ricavare dai 10 ai 30000 euro.<br />
Una cifra ridicola, per un simbolo immenso.<br />
Il tutto con la mediazione, si legge sulla stampa, di un ex dirigente nazista svedese. Sembra fantascienza, e invece è un altro pezzettino vergognoso di storia, che ci dimostra che la giornata della memoria è essenziale, e che dobbiamo continuare a celebrarla come abbiamo fatto negli ultimi anni.<br />
La presenza dei simboli, in questo caso, è davvero importante. La presenza di testimonianze dirette, di oggetti, di luoghi. Perché come dicevo tutto quel che è successo è talmente inverosimile che non basteranno i libri di storia a raccontarlo.<br />
D&#8217;altra parte non di sole notizie negative vive la commemorazione di quest&#8217;anno. Il governo tedesco ha infatti recentemente deciso di donare 60.000.000 di euro per la ristrutturazione e la manutenzione di questi luoghi, posti orribili, ma che devono restare, devono testimoniare, devono parlare. Speriamo che altre nazioni decidano di imitare questo esempio, perché si stima che per i lavori necessari occorre almeno il doppio di questa cifra.&#8221;</p>
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		<title>Stamattina, alla commemorazione di Boldrini..</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jan 2010 12:28:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>..è successo che era troppo pieno e non ci hanno fatto entrare per motivi di sicurezza.<br />
Fantastico.</p>
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