Pubblico, tanto per tenerne traccia e indirizzare qui chi voleva leggerlo (mah!) il mio intervento alla direzione provinciale del PD di martedì sera.
Non c’è bisogno che dica che sono soddisfatta del risultato di queste primarie. Sono del PD ed ero nel comitato elettorale per Casadio, e posso dire che entrambi gli obiettivi per cui ho lavorato hanno ottenuto un ottimo risultato.
Ed anche un risultato sorprendente, dal mio punto di vista, alla luce degli esiti delle ultime primarie locali svolte in altri territori, come Milano e per le premesse su cui si sono basate le candidature in campo. Non ho mai pensato che ci fosse una preoccupante incidenza dell’elettorato degli altri partiti nella scelta del candidato, ho invece considerato che se fosse stato vero che esisteva un’ampia base elettorale insoddisfatta nel PD, e che noi, ad appoggiare Casadio, eravamo solo i rappresentanti di un apparato diffuso, ma pur sempre di un apparato dai numeri limitati, era lecito aspettarsi un risultato ben diverso.
Pensavo “magari è vero che non sappiamo più parlare alla nostra gente, magari è vero che non si fidano più di noi”.
E invece non era vero.
Migliaia di persone si sono fidate del candidato proposto e delle persone all’interno dei comitati elettorali, e hanno prima sottoscritto la candidatura e poi votato Casadio.
Per alcuni questo risultato significa che non cambierà nulla. Secondo me invece questo risultato dovrà cambiare ogni cosa.
Ogni cosa. A partire dal fatto che è il momento di dare gambe alle scelte fatte nel recente congresso.
Pochi mesi fa abbiamo eletto una nuova classe dirigente in questo partito, che ha organizzato le primarie e che si è affermata, in questi mesi, come la vera anima del PD di Ravenna.
Questa nuova classe dirigente sono le persone che mi rappresentano. Io ho votato, nell’ordine: Emilio, 29 anni, Giacomo, 30 anni, Davide, 25 anni e Alberto, 39 anni.
A loro, e a tutti quelli eletti nelle rispettive assemblee, chiedo oggi qui alcuni impegni:
1) che l’attività del PD di Ravenna sia prioritariamente quella di produrre politiche territoriali, e solo in seconda battuta le questioni di democrazia interna e i percorsi di scelta dei candidati. Questo perché negli ultimi anni tutte le nostre energie e il nostro lavoro si sono rivolti alle fasi elettorali, interne ed esterne e ben poco tempo abbiamo riservato alle politiche, lasciandole totalmente ai nostri, pur bravi, amministratori, che però non sono il partito e non rappresentano solo il PD.
2) chiedo di condividere i percorsi e le scelte solo ed esclusivamente negli organismi dirigenti eletti e mai altrove, con le libertà e nell’ambito di quella democrazia di mandato che per me rimane il riferimento. La segreteria resta la segreteria, la direzione resta la direzione, ed in questi organismi sono rappresentate anche le mozioni congressuali. é qui che si prendono le decisioni. Le primarie non sono state un nuovo congresso, perché se così fosse, ad ogni primaria, questa classe dirigente sarebbe in discussione. Alle primarie si decidono candidati, non assetti. Nessuno di noi sarà più disposto a lavorare per decisioni prese in sedi non appropriate, né per mediazioni raggiunte con componenti di partito non affermatesi a congresso. Né l’una, né l’altra cosa. Sia chiaro.
3) chiedo che, parallelamente a questi impegni, l’attenzione sia posta al coinvolgimento e alla valorizzazione di nuove risorse nel partito e nelle amministrazioni, come si sta facendo in questi anni, facendo in modo che vi sia l’opportunità per tutti coloro che desiderano farlo, di misurarsi con l’impegno politico. Chiedo a chi ha già fatto un percorso importante dentro al partito di mettersi a disposizione del processo di ricambio, perché un partito che mantiene la stessa classe dirigente per 20 anni non è un partito credibile per il futuro, per quanto possa essere solido.
4) infine chiedo alla nuova classe dirigente, che vi sia più spazio, nel partito, per chi vuole costruire. E che ve ne sia meno per chi vuole distruggere. Più spazio a chi si prende l’onere di comprendere e diffondere le politiche del PD e non sta in disparte come un cecchino pronto a sparare sulla prima parola del Segretario Nazionale. Più fiducia verso chi ha voglia di studiare e approfondire i temi della politica locale e non su chi si improvvisa tuttologo con quella spensierata ingenuità che solo chi non ha responsabilità reali può esercitare.
Dato che tutti i qui presenti ne hanno, è chiaro che non mi riferisco a nessuno di voi in particolare, ma al problema generale e annoso, della formazione politica, che un tempo ci ponevamo e ora, non so bene perchè, è passato in secondo piano, nascosto in un cassetto come l’imbarazzo che causa spesso il dover ammettere che si fa attività politica, figuriamoci anche la scuola di politica, non sia mai.
Affronto un ultimo tema, sempre legato ai modi in cui si esprime il dissenso o meglio la molteplicità di anime interne al PD, che sono sacrosante, se sono appunto interne e non diventano sempre un distinguo sbandierato.
Se qualcuno non è soddisfatto dei processi democratici del PD, che a me, forse ingenuamente, paiono i più evoluti, in Italia, probabilmente è perché là fuori è pieno di partiti più democratici e pronti a farsi rivoluzionare. Vi prego di portarmene degli esempi, perchè tra i nostri alleati a me vengono in mente solo partiti in cui c’è qualche difficoltà con i processi democratici. Mai quanto quelli del centrodestra. E’ chiaro.
Ma comunque ce n’è uno in cui il Presidente è lo stesso dalla data della fondazione, nel 1998.
Diversi altri sono invece nati per gemmazione, quasi sempre da percorsi congressuali che hanno avuto, come esito, scissioni politiche da parte della minoranza del partito: è successo con la corrente di Vendola e Rifondazione Comunista, è successo con Sinistra Democratica alla nascita del PD.
Non ci si deve scandalizzare se c’è chi pensa che questo partito democratico sia poco partito e troppo democratico, perché in effetti per essere una forza di governo non ci manca certo il dibattito interno, ce n’è talmente tanto che tutti si permettono di dire pubblicamente la propria, condivisa o meno con gli organismi preposti, quello che manca è l’approfondimento e il sostegno ai contenuti, che ci sono, ma che stanno solo sullo sfondo di mille altre digressioni, il Movimento Democratico al Lingotto, D’Alema e il cachemire, i Rottamatori a Firenze, rottamatori in lite tra loro, direzioni reali e direzioni preventive, Primarie sì e Primarie no.
Quanti in Italia conoscano la linea economica del PD, o la posizione sulla questione Fiat, o sui temi sociali non è dato saperlo, ma temo siano pochini. Eppure le informazioni sono tutte reperibili, e Bersani si affanna a rilasciare documenti, lettere e contributi video.
E’ chiarissimo che c’è un problema di comunicazione, l’ho detto in questa stessa sede ad una delle prime direzioni del PD e la situazione non è migliorata di molto, ma, non potendo usufruire degli spazi televisivi che hanno i nostri avversari, credo che dovremmo diventare molto di più cassa di risonanza, non solo su internet e con le persone che incontriamo ogni giorno. Dobbiamo essere più partito.
Che non significa allineati a prescindere.
Dirò pessime cose qui, con voi, di come non ci siamo occupati di tematiche importanti a livello locale, di come abbiamo resistenze pesantissime ad accettare un ricambio che esiste già. Spesso non sarò d’accordo su qualche scelta e lo farò noiosamente notare, sempre qui. Ma fuori di qui lavorerò per e non contro. Fino a quando questo PD mi rappresenterà nei contenuti, nei valori e nelle persone.