Perchè alle primarie per il candidato Presidente della Provincia di Ravenna, domenica 19, voterò Claudio Casadio

Quando, a 19 anni, entrai in consiglio comunale a Lugo, non sapevo abbastanza di cosa facesse esattamente un Comune. Ero piena di nobili valori, che avevo esercitato nell’associazionismo studentesco: il pacifismo, l’integrazione, la solidarietà, l’importanza della cultura, dell’ecologia, della formazione. Ero intrisa di princìpi, però non ero ancora in grado di declinarli in qualcosa che andasse a favore della mia comunità. Qualcuno allora “investì” su di me.
Certo, c’erano materie su cui ero preparata: cercavo, per esempio, di interpretare i bisogni di una generazione di cittadini, mi occupavo di politiche giovanili, soprattutto. Tutto il resto l’ho imparato. Con tempo, con pazienza, con tenacia, sicuramente ho fatto un sacco di errori. Certo, a certi livelli, ci si può permettere qualche errore. Col crescere della responsabilità non si può più.
Quando a 25 anni sono entrata in giunta, ero giovane, ma non ero più così inesperta. Nonostante questo, ogni minuto della mia attività amministrativa, l’ho vissuto sapendo di avere in mano una bomba. Ogni mia scelta poteva in qualche modo influire nella vita di qualcun altro, e questa è una responsabilità che ci si prende, ma a cui non ci si deve mai abituare del tutto. Si fanno delle scelte, ma non le si fanno mai con leggerezza.
Sapere queste cose ha generato in me, quella che prendendomi in giro chiamo la “mistica” delle istituzioni. Perchè le istituzioni meritano rispetto anche quando le persone che le occupano non lo meritano affatto. Prova ne sia il deplorevole spettacolo di oggi, alla Camera. Gli uomini possono essere fallibili, corruttibili, acquistabili, incoerenti ma il Parlamento, la Costituzione, la Democrazia, lo Stato non possono essere macchiati, nella nostra considerazione, dai comportamenti indegni degli uomini.
Ho un rispetto “pregiudiziale” delle istituzioni. Sono le persone che invece il mio rispetto se lo devono meritare.
Mi rendo conto che c’è un enorme problema generazionale, e di genere, nella politica italiana, e ho sempre pensato che sia necessario abbreviare i percorsi di chi ha i numeri e le competenze per responsabilità maggiori: questo fa sì che in Italia, in parlamento per esempio, sia rappresentata quasi esclusivamente una fascia di generazioni anziane o molto anziane, di uomini. Da una parte c’è il tappo di una generazione vetusta di maschi, dall’altra il desiderio di acritiche rottamazioni.
E se, da un lato, non tollero più che vi siano persone che non escono mai volontariamente dalla scena, nemmeno dopo aver ormai ricoperto ogni possibile incarico, dall’altro non sono nemmeno convinta che i giovani vadano buttati a ricoprire ruoli per cui non sono pronti, rischiando di bruciare anche chi, potenzialmente avrebbe molte possibilità di crescere e di dimostrare quel che vale.
Inserire persone giovani nei consigli, nelle giunte, negli organismi di partito, significa dare una opportunità di formazione ad una nuova classe dirigente. Chi pensa di essere abbastanza bravo, abbastanza intelligente, abbastanza preparato per qualsiasi ruolo mi fa più che altro tenerezza. Anche perchè l’esperienza traspare, le competenze non si inventano.
Quando sento parlare una delle altre candidate alle primarie, Valentina Morigi, che ha fatto un percorso importante in consiglio comunale a Ravenna, sento lo spessore di chi sa bene di cosa parla, di chi ha studiato per anni delibere, politiche, interventi. A 33 anni Valentina, secondo me, potrebbe fare il Presidente della Provincia. Però Valentina rappresenta un partito che non è il mio e soprattutto porta avanti idee che a volte si scostano dalle mie (non di troppo, per fortuna).
Se nel mio partito, non avessi trovato un candidato valido forse l’avrei votata. Però c’è. Casadio.
Voterò una persona che, come Valentina, ha già una esperienza amministrativa che posso valutare e a cui posso pensare di affidare la Provincia, sapendo che conosce bene gli effetti, positivi e nagativi, di ogni sua azione. Sapendo che non sottovaluta il ruolo che potrebbe andare a ricoprire. Sapendo che sa già come tradurre i principi che ci muovono. Per questo voterò una persona del mio partito, che ha esperienza e che credo che possa fare bene.
Di tutta questa vicenda delle primarie, che non sono uno strumento che amo particolarmente, dato che io credo ancora nella democrazia di mandato e credo che i partiti servano anche a individuare i candidati migliori, di tutta questa vicenda, però, dicevo, per me l’aspetto più importante è che chiunque vinca, domenica 19, io ci sarò per lavorare alla conferma del centrosinistra alla guida della Provincia, come ho sempre fatto, dal primo banchetto, dal primo volantinaggio, dalla prima manifestazione, dalla prima festa di Partito, quasi vent’anni fa.

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Sebben che siamo (tutte) donne

Sono tra i tanti che non adorano Facebook ma che loro malgrado lo usano parecchio. Per me Facebook è un “non luogo” che mi permette di restare in contatto con organizzazioni e persone, in particolare di due mondi che amo, quello “politico” e quello della “comunicazione”.
La politica, chi mi segue lo sa bene, la fa da padrona nella mia pagina FB. Negli ultimi giorni, ho deciso di mettere sull’immagine del mio profilo, il badge della manifestazione del PD di Sabato, a Roma, a cui andrò. Lo stanno facendo in tanti e mi pare un ottimo modo per pubblicizzare l’evento e per mandare un messaggio importante, un messaggio di appartenenza politica.
Su Facebook seguo da diverso tempo anche la pagina dell’UDI (Unione Donne in Italia), per tenermi aggiornata sulle attività di questa storica associazione femminile, pur non essendovi iscritta, per vari motivi che non sono oggetto di questo post.
Ieri mi è arrivata una comunicazione dell’UDI che mi segnala che se non toglierò il badge dovranno disiscrivermi dalla loro pagina perchè non accettano persone con simboli partitici o politici nella foto. Il messaggio dice:
“Quando siamo entrate in FB abbiamo comunicato che non accettavamo amicizie di chi nell’immagine del proprio profilo usa simboli di partito. Questa di oggi è solo un corollario di quella decisione.”
Non intendo contestare questa decisione, se vorranno toglieranno me e altre decine di persone nella stessa condizione dalla pagina dell’UDI, queste sono le regole, io le accetto. Ma vorrei fare qualche riflessione in merito.
Io concordo sul fatto che l’UDI debba essere autonoma, trasversale, in qualche modo “pura”. Questo non significa, secondo me, che le singole aderenti non possano e non debbano essere impegnate politicamente. Da sempre, infatti, i risultati che si sono ottenuti nel campo dei diritti delle donne, sono stati il frutto del lavoro delle donne nella società civile, ma anche nelle istituzioni e nei partiti. La storia dell’UDI è legata a doppio filo con quella delle grandi donne della politica italiana, che si sono impegnate per portare in primo piano le proposte di tutto il movimento femminista. Mi spingerei anche a dire che è nella sinistra che l’UDI ha trovato terreno fertile per portare avanti queste battaglie, sebbene oggi, fortunatamente, la condivisione sia più trasversale di un tempo.
Perchè ora dovremmo chiedere alle donne di oggi di rinnegare la loro passione politica, per mantenere intonsa l’immagine dell’UDI?
Le immagini dei profili sono qualcosa che riguarda le singole persone, le loro scelte personali, ciò con cui vogliono caratterizzarsi, non riguardano le organizzazioni a cui aderiscono. Certo, se io utilizzassi la pagina dell’UDI per fare propaganda politica allora sarei scorretta e strumentale, ma non faccio questo.
Si pensa forse che le altre, quelle che non hanno alcun simbolo di partito nel profilo, siano così poco intelligenti da non capire che il fatto che un certo numero di contatti abbiano questo badge non significa che l’UDI abbia connessioni più strette con l’uno o con l’altro partito? Da non capire che spesso un impegno verso l’emancipazione femminile è accompagnato anche da un parallelo impegno politico e partitico?
“Sappiamo che militate in partiti, ma vogliamo che questo non sia evidente anche sulla nostra pagina” è, per me, una piccola ipocrisia.
Io non rinuncio al mio impegno, ai miei simboli, alle mie battaglie. Non rinuncerei all’ANPI, non rinuncerei all’ARCI, non rinuncerei al PD. Non rinnego nulla di ciò in cui credo. Anzi, lo ostento orgogliosamente.
Dopodichè, amiche dell’UDI, quando si sarà raggiunto il massimo dell’autonomia (e dell’autoreferenzialità), mi farete sapere se avrete più o meno persone disposte ad impegnarsi per portare avanti le vostre battaglie. Spero per voi che saranno di più, ma ho qualche dubbio.
Nel frattempo, nel percorso per l’emancipazione e la parità effettiva, io continuo ad impegnarmi, nell’unico modo che conosco: facendo politica.

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Piccole metafore per piccoli cervelli inflessibili

“Io – gli ho spiegato – ragiono come un navigatore, sai.
Se capita che per un qualche motivo si cambia strada, io devo ricalcolare il percorso, ma nel frattempo, sono totalmente persa. Quindi devi andarci piano, coi cambiamenti, o almeno confermarmi che il punto d’arrivo è sempre quello, non so, 135 gradi a sud est, ecco, allora, anche mentre ricalcolo, ho un punto di riferimento che sta fermo li”.

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Pippero

La settimana scorsa ero a Roma nel giorno della protesta degli studenti. Qualche giorno prima era la volta del mondo della cultura, che denuncia i tagli profondi e insostenibili a spettacolo, teatri e cinema.
Scuola, cultura, ricerca. Stanno tagliando le gambe alla società italiana. Le gambe e il cervello.
Meglio non informati, non istruiti, non consapevoli. Che se poi leggiamo i giornali, finiamo per venire a sapere che, contemporaneamente, ci siamo presi il lusso di comperare tramite la RAI un film bulgaro, opera prima di Dragomira Bonev, amica cara del Premier, per un milione di euro (e di finanziare, come Governo, parte dei costi della trasferta alla Mostra del Cinema di Venezia, per ritirare un premio “ad personam”, costata – l’ospitalità – ulteriori 400.000 euro).
Il film, intendiamoci, pare non essere un Von Trier, né un Wenders. Ma anche se fosse, considerata la drammatica situazione italiana, con che fegato si finanzia per una cifra di quel genere un film che ha ottenuto dal suo stesso Paese un contributo pari al 10% del nostro e che non è ben chiaro se verrà distribuito, solo in nome di “accordi” tra i due Paesi?

“Grazie… Grazie al Coro Femminile di Stato
della Radio e Televisione bulgara
che ha portato in Italia finalmente un ballo
a misura d’uomo, più umano, più vero.
Un ballo sincero. Eh, certo, vista la situazione
internazionale noi abbiamo dovuto promettergli UN MILIONE DI EURO,
però amici vi assicuro che ne è valsa la pena.
PIPPERO
Evviva l’Italia, evviva la Bulgaria
che ci ha fatto dono del PIPPERO!”

(liberamente riadattata da Pippero di Elio e le Storie Tese)

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Proviamo a essere ottimisti

Sono talmente assuefatta ad una classe politica di governo che legittima comportamenti e azioni per me inaccettabili che l’immagine dei 4 (1 Ministro e 1 Vice e 2 Sottosegretari) che esultano per aver deciso di dimettersi, perdendo quindi posizione e stipendio di giada, per una questione di coerenza, principio, contenuti e chi più ne ha più ne metta.. a me, dicevo, questa immagine, “mi” riempie di ottimismo.
Immotivato, poi, perchè non sono nemmeno del mio stesso partito.
Però se questo fosse il preludio di una nuova stagione per l’Italia, basata su valori quantomeno accettabili e in cui lo scontro politico si fa sui contenuti, nelle sedi preposte e con pari opportunità, io non mi dispererei tanto nemmeno se rimanessimo all’opposizione.
Per quanto, anche vincere, insomma, ecco. Ci siamo capiti.

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Valencia, Spagna – il nostro “ponte lungo” (parte 2)

L’Oceanografic è un acquario enorme e incredibile, con diverse piattaforme esterne che portano ad un sottosuolo pieno di meraviglie: Mar Mediterraneo, Tropici, Oceano, Mar Rosso, Isole, etc..
Anche qui, faccio parlare le foto:
acquario
tiburon
meduse
Abbiamo notato che il parco è pensato in maniera particolare per i bambini, che spesso possono introdursi in spazi angusti e protetti per ammirare le specie più curiose e sentirsi parte di questo spettacolo. Una delle iniziative più pubblicizzate è “la notte con gli squali”: ven a dormir con tiburones y alucina lo que aprendes.
L’intero complesso e l’acquario nello specifico, sono da vedere assolutamente, se si visita Valencia, solo che occorre ben più di un giorno.
La sera siamo andati in centro e abbiamo cenato spizzicando in due o tre posti, e godendoci il passaggio dei ragazzi in costume (era la notte di Halloween n.d.a.) diretti in centro, ma prima che la festa avesse inizio, noi anziani siamo rientrati in albergo.
1 Novembre, ultimo giorno. Era per noi il giorno dedicato al mare.
Prendiamo un autobus diretto al porto e scendiamo al capolinea: spiaggia della Malva. Ci sono circa 20/22 gradi, anche se il vento è come sempre forte.
Dalla Malva facciamo tutto il lungomare e anche un po’ di vie parallele verso il porto, e abbiamo la sensazione di trovarci in un pezzo di Valencia vero. C’è anche in corso una specie di protesta con striscioni attaccati ai balconi contro la “speculazione edilizia”, che chiedono la ritrutturazione conservativa invece che la demolizione e la ricostruzione delle casette di questa zona. Noi siamo d’accordo. Le case sono popolari, un po’ malmesse, ma estremamente “spagnole”.
Ecco un po’ della nostra passeggiata:
1 novembre 2010manifesto politico
casa
Lungo il percorso ci siamo fermati in una Cerveceria che più che altro sembrava un saloon, buffo, ma caratteristico.
cerveceria
Arrivati al porto abbiamo fatto un po’ di foto ai magazzini di Luna Rossa e Oracle, abbiamo ripreso l’autobus e ci siamo mestamente apprestati a ripartire.
Il nostro Hotel, nel frattempo, era stato invaso da tifosi inglesi che si preparavano a suon di birre ad una partita di calcio. La fuga dal tifoso sbronzo è l’unico sollievo che ho trovato nel dover rientrare in Italia, dove, nel frattempo, era inverno e un povero vecchio puttaniere spopolava sui quotidiani con un gioco chiamato Bunga Bunga.
O almeno così si diceva in Spagna.

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Valencia, Spagna – il nostro “ponte lungo” (parte 1)

Una settimana prima, grazie alla pazienza di Tania della Robintour di Ravenna, sono riuscita a prenotare un Last Minute per Valencia. 3 giorni quasi pieni, di cui ora vi racconto sperando di poter essere utile a qualcuno che magari, in futuro, scelga questa meta.
Arriviamo a Valencia nel primissimo pomeriggio di Sabato 30, non è freddo ma c’è un discreto vento, decidiamo di lasciare le cose in albergo (il nostro primo 4 stelle, abituati come siamo a b&b e agriturismi).
Qui la prima nota negativa: l’hotel è bello, le persone gentili, ma in camera sentiamo un leggero odore di fumo e ci sovviene che in Spagna è ancora permesso fumare nei luoghi pubblici. Pessima cosa. Ormai, cenare in un qualsiasi locale sentendo solo il sapore dei cibi e non quello del fumo, ci pareva un diritto acquisito. E invece.
Lasciamo le finestre aperte e andiamo in centro in autobus.
Valencia è carina, colorata, con pezzi di storia incastonati tra negozietti.. chiusi (un po’ perchè è sabato, un po’ perchè è presto). Vediamo il mercato centrale, la cattedrale, le torri di guardia. A pranzo mangiamo qualcosa al volo in un posto carino che si chiama Dehesa Santa Maria, dove tra l’altro riusciamo a riconnetterci con il mondo e avvertire tutti che siamo arrivati grazie alla wifi gratuita per i clienti. Le cameriere sono simpatiche, sanno solo lo spagnolo ma hanno un menù in inglese e riusciamo ad ordinare. Nel pomeriggio beviamo anche uno dei migliori mojiti della nostra vita, e, dopo aver passeggiato a lungo, siamo ritornati nella zona dell’hotel e sul tardi (il nostro tardi, per gli spagnoli probabilmente è appena l’ora dell’aperitivo), abbiamo cenato alla Sidreria. Che vi sconsigliamo caldamente. Come in un sacco di locali, a Valencia, i camerieri non parlano altro che lo spagnolo, solo che alla Sidreria ce n’è anche uno particolarmente maleducato, che se ne ha a male se non riesci a farti capire da lui. Se poi contiamo che Matteo ha passato tutta la notte insonne per un mal di pancia da “solomillo”, insomma.. ci sono tanti altri ristoranti.
Il giorno dopo ci siamo incamminati lungo il parco che i Valenciani hanno ricavato nel letto del fiume Turia, a cui è stato cambiato il percorso dopo una esondazione terribile. Il parco è meraviglioso, si potrebbe immaginare di vivere in questa città solo per passarci le domeniche con i bambini. Camminando verso il mare incontriamo bene presto il primo degli edifici della città delle Arti e delle Scienze, progettata dall’architetto Calatrava. Uno spettacolo straordinario, che non so descrivere a parole, ma con le foto riesco molto meglio.
Citta delle arti e delle scienzeprospettivedietro di noi
La nostra meta però, è l’Ocenografic, l’ultimo di questi spettacolari edifici, questo:
Oceanografic
Ma dato che questo post è già parecchio lungo, dell’Oceanografic e del mare di Valencia vi parlo domani.. stay tuned.

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Consapevolezze

C’è da dire che quando sto per fare una cosa potenzialmente pericolosissima tipo saltellare su pavimenti bagnati e scivolosi, ecco, proprio in quel momento io sono consapevole che sto facendo una cazzata.
Infatti quella volta che la mia amica Silvia mi aveva regalato un ingresso in uno di quei bellissimi centri relax, ed io ero lì che passavo dalla sauna, all’idromassaggio, alla passeggiata nell’acqua gelida, ecco quella volta lì, quando ho pensato bene di saltare da un bordo all’altro della vasca dell’acqua fredda, in quel momento preciso, io ero consapevole di fare una cosa potenzialmente pericolosissima.
Non solo per i sassi dentro la passeggiata, non solo per il rubinetto dell’acqua sporgente, non solo i bordi spigolosi della vasca. Un po’ per tutte queste cose. Son stata fortunata, alla fine, a ricavarne solo un ematoma di dimensioni leggendarie.
Ci pensavo proprio oggi, mentre rimiravo il mio nuovo ematoma, che mi son fatta venerdì, mentre stavo in piedi sul treno in frenata, con le mani impegnate a tenere il pc aperto. Anche lì, mentre cadevo, lo sapevo che scendere dal treno con la valigia, una borsa, la giacca e il pc aperto in mano era potenzialmente pericoloso.
Adesso mentre scrivo, me ne vengono in mente anche altre di situazioni (no so, quando son caduta sui binari della tramvia di Cracovia, per dire), un po’ troppe.
Magari invece che consapevole va a finire che sono un po’ pirla.

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Del perchè io non mi sento offesa

Sabato 16 Ottobre, dopo tanti mesi di “lavoro” (lo metto tra virgolette perchè ci sono altre persone che hanno lavorato ben più di me per questo progetto, Cecilia Natali di Hera su tutti), è stato inaugurato il Nido interaziendale l’Hera dei Bimbi.
La storia, brevemente è questa: il Comune di Ravenna ha ristrutturato un edificio, una ex scuola, e poi ne ha messo a bando la gestione, chiamando a raccolta le imprese locali perchè se ne facessero carico in un’ottica di nido interaziendale. Si sono presentate all’appello Hera (capofila), Legacoop, Assicoop, Federazione delle Cooperative, Federcoop, e Camst. Da queste poi, il servizio educativo è stato affidato alle cooperative sociali Cerchio e Zerocento.
Poi, l’avvio del nido a settembre e finalmente, sabato, l’inaugurazione.
La festa di sabato è stata organizzata in primo luogo dalle aziende titolari e dalle cooperative che gestiscono. E’ stata una bellissima iniziativa, piena di bimbi e di famiglie, e con i rappresentanti delle imprese locali che potevano finalmente vedere il progetto realizzato e operativo. Per tanti di noi è stata la realizzazione di una idea che abbiamo davvero voluto.
Leggo oggi, ma avevo già saputo ieri, che l’Assessore Elettra Stamboulis ha ritenuto offensiva la presenza del parroco della zona tra i “saluti” e ha contestato la presenza di tutti uomini tra i relatori.

Posso capire l’ottica laica e anche di ricerca di una reale parità tra i generi, che riconosco in pieno all’Assessore, ma non riesco condividere, quindi cerco di spiegare perchè io, che pure sono donna e che pure non sono credente, non mi sono sentita offesa dall’iniziativa di ieri.
Parto dalla presenza di un “palco”, tutto maschile. Sarà il mio rispetto dei ruoli, ma so bene che il mio lavoro in questi mesi, quello di Cecilia, quello delle operatrici comunali e delle altre persone, molte delle quali donne, non è stato un lavoro realizzato per una mia personale soddisfazione, ma per l’azienda per cui lavoro, e così immagino l’abbiano vissuta le altre. Per questo mi pare un segnale di rispetto verso l’evento stesso che a parlare ci fossero i massimi rappresentanti delle nostre organizzazioni: presidenti, amministratori delegati, il Sindaco. Potevano essere uomini o donne. Il ruolo per me è neutro.
L’ho trovato un riconoscimento al nostro lavoro. E se vogliamo fare una battaglia per un ruolo diverso delle donne, non deve essere in questi momenti, ma nel nostro lavoro di ogni giorno, per esempio promuovendo la realizzazione di quei servizi, come il nido aziendale, che permettono a molte di noi di conciliare meglio vita privata e carriera lavorativa.
Poi c’è il tema della benedizione. Parto dalle parole del parroco “Spero di non urtare la sensibilità di nessuno salutando questa bella giornata..” e poi anche, mentre benediceva la struttura “Chi è credente, faccia, dentro di sè, una preghiera..”, due minuti in tutto. Io e Matteo (il mio compagno, presente all’iniziativa), che non siamo credenti, abbiamo concordato che fosse stato un intervento molto discreto.
Io posso capire che, per chi crede in uno Stato totalmente laico, la presenza di un parroco in certe occasioni dovrebbe limitarsi all’essere tra il pubblico, ma ci sono alcuni aspetti che vorrei sottolineare. Il primo è che la gestione di questo nido è assegnata alle aziende e credo che comunque spettasse a loro decidere sull’opportunità o meno di far intervenire un parroco all’avvio del servizio, in secondo luogo, credo che comunque si debba tener conto della consuetudine, estremamente diffusa, di invitare l’autorità religiosa locale alla inaugurazione di un locale, per chi crede ha un significato, per chi non crede non ha sicuramente lo stesso valore.
Io non credo, ma non ho provato fastidio in questa occasione.
Non sopporto semmai quando la Chiesa compie delle vere e proprie invasioni di campo, a volte addirittura imposte tramite legge, in scelte che dovrebbero essere personali. Le libertà private. Per quelle mi batto.
Passatemi questa piccola deriva benaltrista, ma cerco di tenere ben presente l’orizzonte delle priorità, ci son cose su cui faccio questioni di principio e cose su cui no.
Ma soprattutto, mi dispiace che vengano gettate ombre su una così importante iniziativa, in cui il privato si mette a disposizione della comunità per migliorare la qualità della vita di tutti e per dare un sostegno concreto ai propri dipendenti, per qualcosa che riguarda solo la cerimonia di inaugurazione, a cui hanno assistito una cinquantina di persone. Avrei preferito una obiezione rivolta in privato, e non sui giornali, ai responsabili dell’organizzazione.

Non so, sarà che io amo stare in disparte a godermi i risultati di un lavoro anche mio, paciosamente soddisfatta.

(rif: questo articolo su Ravenna e Dintorni
N.B. questo post è l’insieme di considerazioni personali, non rappresenta la posizione di chicchessia se non mia, sul mio blog, nella mia uggiosa domenica)

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Attenzione: questo post contiene argomenti che potrebbero ledere la vostra sensibilità

Antefatto: è sabato, questa sera, alle 20, abbiamo a cena 8 persone.
Dopo aver fatto la spesa e prima di iniziare a cucinare, ci sdraiamo un po’ per riposare sul letto. Il mio fidanzato, che prima di conseguire a pieni voti la laurea in Scienze della Comunicazione aveva quasi terminato gli studi da infermiere mi propone di farmi vedere come si fa un “massaggio peristaltico” di quelli che gli insegnavano per far andare di corpo le persone allettate o in coma. Ora, premesso che non ho alcuna difficoltà in tal senso, come si fa a dire di no quando ti propongono un massaggio?
Il quasi infermiere esegue l’operazione concentratissimo e, al termine, esclama soddisfatto ” vedrai che effetto che ti fa!” e io ” non sento niente, a parte che mi hai tartassato la pancia”. Il candore: “Ma non ora, tra qualche ora, tipo sulle 19,30..”

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Ben detto, Kareem

Il 9 ottobre, a Lugo, il Sindaco ha sottoscritto, insieme al rappresentante della locale Comunità Islamica, la Carta dei Valori di cittadinanza, un documento prodotto nel 2007 dal Ministero dell’Interno per sancire la parità di diritti e doveri tra i popoli immigrati e la comunità italiana.
Erano presenti diversi cittadini e cittadine straniere, alcuni rappresentanti locali della Chiesa Cattolica, l’Assessore Toschi, che ha seguito questo progetto ed io, che avevo la netta sensazione di assistere ad un momento in qualche modo storico per la mia città.
Tra tutti gli interventi, quello di Kareem Oshoala, medico, portavoce della Comunità islamica, è stato davvero il più significativo.
Ha spiegato, con chiarezza, che la religione, tutte le religioni, richiamano al buon comportamento e spingono a tendere alla perfezione, i difetti invece sono umani. E ancora, ha detto che se tutti cercano il proprio interesse nella religione, allora nascono le degenerazioni.
Ovviamente nei giorni successivi sono usciti sui giornali locali le prime polemiche, come queste: Capucci (Lega) sulla firma dell’accordo con la comunità islamica: “Metodo stalinista del sindaco”
Ora, dire che un Sindaco è stalinista quando esercita il suo ruolo firmando accordi e protocolli addirittura promossi da un Ministero, è alquanto surreale, ma piuttosto, mi chiedo, quali sarebbero le proposte della Lega per affrontare il tema dell’immigrazione? Mandarli via e basta? Ora, a prescindere dal fatto che non considero motivazioni reali quelle che sto per addurre, cercherò di parlare un linguaggio che la Lega conosce bene per chiedere se sia noto quanto la nostra economia, soprattutto quella delle piccole e medie imprese artigiane, agricole ed industriali, si basi anche sull’apporto dei lavoratori stranieri e quanto i nostri servizi, stiano in piedi anche grazie alle tasse pagate da questi lavoratori.
C’è sempre qualcuno più a Nord, sarebbe bene ricordarlo. Se qualcuno pensasse di essere più a Nord di tutti, ecco i Ticinesi (che sono il sud di qualcun altro, ovviamente), un’oretta più su di Milano che dipingono solerti impiegati di Turate Lomazzo, o di Fino Mornasco, o i temibili Varesotti, che ogni mattina passano la dogana per andare a lavorare in Svizzera, come topolini, che vanno a smangiucchiare il formaggio della ricchezza svizzera. Scrocconi. Approfittatori.
http://www.balairatt.ch/
C’è sempre qualcuno più a Nord.
Io, che vivo a nord del Polo Sud e a sud del Polo Nord, ad est di Bologna e ad Ovest del mare, o anche il contrario se si comincia il giro dall’altra parte, sono curiosa dello scambio e dell’arricchimento che nasce dall’incontro delle culture e mi emoziono nel sentire persone parlare come Kareem. Non amo i luoghi in cui le persone si chiudono in casa, e adoro i luoghi in cui si cammina respirando un’aria internazionale. Vorrei che Lugo, nel suo piccolo, fosse un posto in cui la gente non si chiude in casa, ma cresce apprendendo da tutti i suoi cittadini.
Con questo non intendo dire che i processi di integrazione tra i popoli siano percorsi semplici, ma far qualcosa nel segno del dialogo è più vicino al mio stile che non far nulla, nel segno del rifiuto.
Poi ognuno ha il suo stile, per carità.

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Protetto: Il righello

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Conversazioni da mensa

“Io da piccola ho tirato “Il grande libro della mitologia” in testa a mio fratello..”
“Io una volta ho tirato un coltello a mia sorella e le ho tagliato un sopracciglio e uno zigomo, mio babbo è arrivato arrabbiatissimo ha fatto due finte e mi ha dato un pugno, son svenuto, poi è arrivata mia mamma mi ha rianimato con l’acqua e poi mi ha dato un sacco di botte.. E poi un’altra volta ho dato una botta a mia sorella che aveva una cosa in bocca e si è tagliata tutto il palato, allora è arrivato mio padre, ha fatto due finte e mi ha dato un pugno, son svenuto, è arrivata mia mamma, mi ha rianimato con l’acqua in faccia e quando mi sono ripreso mi ha dato un sacco di botte..”
“Hai vinto tu.”

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Riferirò

Stazione di Milano, ore 19.30
“Un biglietto per Ravenna”
“A quest’ora?”
“Sì, devo tornare a casa a quest’ora”
“E’ colpa di voi di Ravenna se ci sono tutti questi treni veloci e gli altri non ci sono più”
“Non so di cosa stiamo parlando” (notare la classica risposta da zitella acida)
“Sì, voi usate le macchine, e i camion, lo chieda ai padroncini, volete usare strade e quindi i treni non ci sono più”
“Insomma c’è questo treno per Ravenna o no?”
“Sì”
“Arriva alle 23.20?”
“Sì”
“Ok appena arrivo prendo appuntamento con il Sindaco e gli riferisco il suo messaggio, mi faccia il biglietto nel frattempo”

E insomma è finito anche questo w.e. di pendolarismo, di lunghe dormite, troppe, come sempre, quando mi lasciano poltrire, di cibo cinese, di discorsi difficili, di discorsi più facili. ed ora ho davanti 14 giorni di lavoro ininterrotto.

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Trova le differenze

Quindi funziona così: se bestemmi in un reality show (di qualsiasi rete) ti buttano fuori. Se bestemmi a scuola ti mettono una nota o ti sospendono. Se bestemmi in campo, sei squalificato.
Se sei il premier e bestemmi non succede nulla. In particolare se lo hai fatto nell’ambito di una barzelletta sessista.
Poi funziona così: se sei un artista italiano produce un’opera che rappresenta una mano con un dito medio in evidenza, la giunta della città in cui quest’opera si trova, non vede l’ora di toglierla di mezzo, la tua opera.
Se sei invece il premier, puoi alzare il dito medio, fare le corna, e anche smanacciarti il pacco, all’occorrenza.
E ancora. Se sei un padre di famiglia, è sconsigliatissimo andare a puttane, a meno che, ovviamente, tu non sia il premier.
E potrei andare avanti per tutta la notte, ma ho sonno. E io non posso dormire la mattina in ufficio. Non sono mica il premier.

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