Quando, a 19 anni, entrai in consiglio comunale a Lugo, non sapevo abbastanza di cosa facesse esattamente un Comune. Ero piena di nobili valori, che avevo esercitato nell’associazionismo studentesco: il pacifismo, l’integrazione, la solidarietà, l’importanza della cultura, dell’ecologia, della formazione. Ero intrisa di princìpi, però non ero ancora in grado di declinarli in qualcosa che andasse a favore della mia comunità. Qualcuno allora “investì” su di me.
Certo, c’erano materie su cui ero preparata: cercavo, per esempio, di interpretare i bisogni di una generazione di cittadini, mi occupavo di politiche giovanili, soprattutto. Tutto il resto l’ho imparato. Con tempo, con pazienza, con tenacia, sicuramente ho fatto un sacco di errori. Certo, a certi livelli, ci si può permettere qualche errore. Col crescere della responsabilità non si può più.
Quando a 25 anni sono entrata in giunta, ero giovane, ma non ero più così inesperta. Nonostante questo, ogni minuto della mia attività amministrativa, l’ho vissuto sapendo di avere in mano una bomba. Ogni mia scelta poteva in qualche modo influire nella vita di qualcun altro, e questa è una responsabilità che ci si prende, ma a cui non ci si deve mai abituare del tutto. Si fanno delle scelte, ma non le si fanno mai con leggerezza.
Sapere queste cose ha generato in me, quella che prendendomi in giro chiamo la “mistica” delle istituzioni. Perchè le istituzioni meritano rispetto anche quando le persone che le occupano non lo meritano affatto. Prova ne sia il deplorevole spettacolo di oggi, alla Camera. Gli uomini possono essere fallibili, corruttibili, acquistabili, incoerenti ma il Parlamento, la Costituzione, la Democrazia, lo Stato non possono essere macchiati, nella nostra considerazione, dai comportamenti indegni degli uomini.
Ho un rispetto “pregiudiziale” delle istituzioni. Sono le persone che invece il mio rispetto se lo devono meritare.
Mi rendo conto che c’è un enorme problema generazionale, e di genere, nella politica italiana, e ho sempre pensato che sia necessario abbreviare i percorsi di chi ha i numeri e le competenze per responsabilità maggiori: questo fa sì che in Italia, in parlamento per esempio, sia rappresentata quasi esclusivamente una fascia di generazioni anziane o molto anziane, di uomini. Da una parte c’è il tappo di una generazione vetusta di maschi, dall’altra il desiderio di acritiche rottamazioni.
E se, da un lato, non tollero più che vi siano persone che non escono mai volontariamente dalla scena, nemmeno dopo aver ormai ricoperto ogni possibile incarico, dall’altro non sono nemmeno convinta che i giovani vadano buttati a ricoprire ruoli per cui non sono pronti, rischiando di bruciare anche chi, potenzialmente avrebbe molte possibilità di crescere e di dimostrare quel che vale.
Inserire persone giovani nei consigli, nelle giunte, negli organismi di partito, significa dare una opportunità di formazione ad una nuova classe dirigente. Chi pensa di essere abbastanza bravo, abbastanza intelligente, abbastanza preparato per qualsiasi ruolo mi fa più che altro tenerezza. Anche perchè l’esperienza traspare, le competenze non si inventano.
Quando sento parlare una delle altre candidate alle primarie, Valentina Morigi, che ha fatto un percorso importante in consiglio comunale a Ravenna, sento lo spessore di chi sa bene di cosa parla, di chi ha studiato per anni delibere, politiche, interventi. A 33 anni Valentina, secondo me, potrebbe fare il Presidente della Provincia. Però Valentina rappresenta un partito che non è il mio e soprattutto porta avanti idee che a volte si scostano dalle mie (non di troppo, per fortuna).
Se nel mio partito, non avessi trovato un candidato valido forse l’avrei votata. Però c’è. Casadio.
Voterò una persona che, come Valentina, ha già una esperienza amministrativa che posso valutare e a cui posso pensare di affidare la Provincia, sapendo che conosce bene gli effetti, positivi e nagativi, di ogni sua azione. Sapendo che non sottovaluta il ruolo che potrebbe andare a ricoprire. Sapendo che sa già come tradurre i principi che ci muovono. Per questo voterò una persona del mio partito, che ha esperienza e che credo che possa fare bene.
Di tutta questa vicenda delle primarie, che non sono uno strumento che amo particolarmente, dato che io credo ancora nella democrazia di mandato e credo che i partiti servano anche a individuare i candidati migliori, di tutta questa vicenda, però, dicevo, per me l’aspetto più importante è che chiunque vinca, domenica 19, io ci sarò per lavorare alla conferma del centrosinistra alla guida della Provincia, come ho sempre fatto, dal primo banchetto, dal primo volantinaggio, dalla prima manifestazione, dalla prima festa di Partito, quasi vent’anni fa.
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