Si vede bene che Matteo si abbassa, eh.

Ravenna - 10.07.2010
Foto di Andrea Perotti
Sabato sera, Casalborsetti

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Ribka

Una settimana fa, a quest’ora, io e Matteo eravamo su un autobus, diretti all’aeroporto di Forlì, dove sarebbero atterrati 30 bambini bielorussi, di cui 2 diretti a casa nostra.
Mi ci è voluta una settimana per avere il tempo di pensare e scrivere un post. La vita di tutti i giorni è abbastanza frenetica, e più o meno si ripete in una routine fatta di prepara gli zainetti, svuota gli zainetti, prepara i vestiti, lava i vestiti (quante lavatrici!), prepara la cena, riordina dopo la cena.
Ma oggi è sabato e posso fermarmi un po’. Li sento fuori in terrazzo mentre parlano a 2 metri di distanza con 2 walkie talkie, dopo una giornata di mare passata più in acqua che fuori.
Bene. Voi conoscete Pistolicki (Ivan), sapete che è un bambino educato, ordinato, un po’ umarell, molto testardo. E’ ancora così, forse un po’ più umarell perchè si sente in dovere di fare da fratello maggiore all’altro. Caparbio come sempre, mi ha tenuto il muso per svariate ore per una losca vicenda di palloncini d’aria negati.
E’ molto più rilassato, si sente a casa, ci conosce tutti bene.
Passiamo al nuovo arrivato. Victor. E’ sceso dall’aereo serio serio, con le sopracciglia un po’ aggrottate e la bocca stretta a cuoricino. Oggi invece apre grandi sorrisi, e ci siamo arrivati con una settimana di lenti avvicinamenti.
E’ un bambino delicato, mi viene da dire. E’ educatissimo, estremamente obbediente (se non cambia qualcosa con l’acclimatamento), che a momenti ride e scherza spensierato, a momenti si intristisce, e in effetti ne ha diversi motivi. Ha 9 anni, ne dimostra 5 o 6, al massimo. Anche per questo a tutti quelli che lo vedono viene voglia di dargli carezze o buffetti o gesti affettuosi che non credo gradisca di primo acchito. Ha i suoi tempi. Glieli abbiamo lasciati tutti.
Il momento in cui è più felice è in acqua, mette i braccioli e gli occhialini e si impegna come un matto a nuotare, a volte venendo verso di noi e aggrappandosi al collo, a volte gettandosi oggetti o palloni da recuperare. Per questo oggi abbiamo deciso (io e Ivan) che lui è “ribka”, il pesciolino.
Sono davvero bravi bambini, non c’è che dire. Una mia amica che li ha avuto in casa una sera mi ha detto che era tutto un “grazie”, “prego”, ” vuoi acqua?” (loro a lei, eh) e cose simili, due lord inglesi.
La cosa più difficile della settimana credo sia stato l’equanime distribuzione di attenzioni. Non si può mai fare una cosa con uno e non con l’altro.
(Scusate scendo a recuperare un pallone nel parcheggio, tanto per cambiare. Resto in contatto radio con il mio appartamento.)
Dicevo: gli equilibri. Oggi al mare è stato tutto un tuffo uno, un tuffo l’altro, un gioco uno un gioco l’altro. Sono esausta.
Ed è quasi ora di cena. Che meraviglia.
(to be continued)

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Contrordine, compagni?

Cari Giovani Democratici (o chi di voi ha protestato),
mi dispiace tantissimo questa vostra presa di posizione verso la parola “compagni”. Tra l’altro ora cavalcata, come sempre, da altri che ben poco hanno a che fare con le vostre motivazioni.
Io mi sono iscritta ad un Partito che aveva già cominciato il suo percorso di cambiamento, di discontinuità da una storia che veniva riconosciuta e che rappresentava una base culturale, non l’unica, ma che comunque veniva in qualche modo superata, alla ricerca di un partito moderno.
Era il PDS. Poi sono stata iscritta ai DS. E poi al PD.
E la parola “compagno” ha avuto per me un significato appena diverso da quello che ha per voi. Io riconosco e sono orgogliosa di quella storia, ma so che è storia.
Eppure io quel termine vorrei continuare ad usarlo. Non fosse altro per la sua perfetta etimologia.
Dal latino cum panem, colui che condivide lo stesso pane.
Oppure anche com pagus, ossia dello stesso paese.
Non trovate che sia esattamente rappresentativo di quello che dovremmo essere?
Ma ancora, da un po’ di vocabolari online:

  • Colui che condivide un’esperienza o una condizione con altri
  • Molto simile
  • Chi si trova insieme con altri in particolari circostanze o per un lungo periodo della vita, o esercita la medesima attività, o vive nello stesso ambiente.

Se volete possiamo chiamarci “amici”, ma non siamo amici, se non facebookianamente.
Se volete possiamo chiamarci “cari”, ma i cari sono altri, nel mio immaginario.
Possiamo chiamarci anche in tutti questi modi assieme.
Per me siamo compagni, condividiamo un cammino, siamo simili, nella stessa condizione, e ci troviamo insieme, nella particolare circostanza di volere una Italia diversa da quella che è oggi l’Italia di Berlusconi, per un lungo periodo della nostra vita.
Il superamento del passato si fa con i fatti, l’innovazione è nelle idee e nelle azioni. Nei contenuti.
E nello stile: l’intervento di Gifuni è stato bellissimo, moderno, pieno di passione. Non c’era nulla di nostalgico. Se non la nostalgia di un Paese migliore. E in questo, con Gifuni, mi sento compagna.

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E dopo tanto tempo, manifestai

Appuntamento alle 4 e 20 di mattina in Piazza Vacchi, a Ravenna.
Quando suona la sveglia, alle 3 e qualcosa, mi sembra un incubo. Arrivo al parcheggio con la macchina fotografica e poco altro, e in preda ad uno sprazzo di lucidità evito di salire su un pullman di anziani diretti in Germania.
Riconosco i miei compagni di viaggio e mi unisco al gruppo giusto, quando arriva l’autobus ci sono già sopra i manifestanti di Faenza, assai più attrezzati di noi.
gente organizzata
All’inizio li prendiamo in giro, dopo appena 2 ore di viaggio pagheremmo oro per quei cuscini.
Non voglio tenerla tanto lunga, dico solo che mi mancava molto tutto questo. Andare, con altri, come te, e ascoltare, per una volta ascoltare. Perchè spesso leggiamo senza leggere e ascoltiamo senza ascoltare. E invece mentre sei dentro un palazzetto o in una piazza, ti arrivano stimoli e li senti fortissimo. I colori, i suoni, i volti, e soprattutto le parole.
bandiere
Voglio segnalarvi i due interventi che mi hanno fatto venire più brividi, perchè se vi va, anche senza colori, suoni e volti, potete “sentirli” anche voi.

Mila Spicola sulla scuola.

..e Fabrizio Gifuni sulla cultura.
Era il 19 giugno, abbiamo manifestato contro la manovra finanziaria del Governo Berlusconi.
Poi siamo tornati a casa, e ci sentivamo tutti un po’ meno soli.

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Kak dela? Normal.

Ho in bozza svariati post sulle serie tv che vorrei consigliare, su qualche considerazione politica, ma niente da fare. Questo non è un blog che vive di vita propria. E’ una finestra sui miei giorni e i miei giorni in questa fase sono tutti presi dall’evento del mese: l’arrivo dei bambini il 26 giugno.
Certo, ho anche la conferenza programmatica delle “mie” cooperative sociali, la manifestazione nazionale del PD al Palalottomatica a cui medito di andare, le vacanze di settembre da organizzare (una settimana, va ben ponderata). Ma nulla mi pare impegnativo come l’arrivo dei due bimbi “di Chernobyl”.
In questi giorni fervono gli ultimi preparativi. Se siete rimasti al reperimento del letto a castello (grazie a Vanessa), non sapete che ora è verde mela, e che ho appena acquistato su internet una deliziosa scaletta in corda e legno per salirci.
Poi ho comprato dei cubetti/cassetto in cui mettere i vestiti. Ecco i vestiti sono il mio punto debole, i cassetti sono già mezzi pieni. Ultimo acquisto la magliettina di Spongebob gialla. Ho preso anche due paia di similcrocs al mercato, non so i numeri di piede dei bambini, quindi queste servono come scarpe di emergenza.
Per chi non seguisse questo blog da tempo, i bambini che ospito, e che fanno parte dei programmi Chernobyl, normalmente arrivano un po’ a corto di indumenti estivi e in realtà non mi piace acquistare le cose quando sono qui, non è rappresentativo della vita vera nè educativo comprare un sacco di vestiti in un periodo così breve, e quindi un po’ li prendo prima un po’ me li procuro grazie a mamme con figli grandicelli.
Con Matteo abbiamo deciso che prima del loro arrivo faremo la spesa “grossa”: succhi, detersivi, acqua, riso etc.. in modo che con loro dovremo fare solo veloci visite al supermercato per la frutta, la verdura e altri alimenti freschi.
Conto anche di potermi fornire dall’orto di mio fratello, mi pare anche più divertente per loro.
Abbiamo già la dotazione 2009 dei giochi da spiaggia, mi sono procurata un po’ di altri giocattoli, rigorosamente doppi, sia mai che si creino gelosie. E litri di crema protettiva 50+.
I bambini avranno un programma a dir poco intenso di gite e impegni “sociali” e anche visite mediche con il resto del gruppo, fino al 2 Agosto, quando ripartiranno per tornare nel loro villaggio.
E voi sapete già che queste 5 settimane ve le racconterò quasi tutte.
Spendo le ultime parole per ringraziare 4 signori (3 signori e una signora, a dire il vero) amici miei e belle persone, che hanno voluto dare il loro contributo a questa impresa.
Devo dire che ricevo l’aiuto di un sacco di gente, delle mie amiche, di colleghi e colleghe, dei parenti. Di tanti che potrebbero anche disinteressarsi di questa cosa che faccio. E non lo fanno. Insomma è una specie di grazie, eh.
Dimenticavo, i due piccoli che ospiterò si chiamano Ivan e Victor. Ma tempo 1 giorno e ci saremo già inventati i soprannomi 2010.

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DDL intercettazioni

Per diffusione, copioeincollo le previsioni di questo DDl, prese dal sito del PD.

LIMITI E DURATA – Intercettazioni possibili solo per i reati puniti con più di cinque anni di carcere. I telefoni possono essere messi sotto controllo per 75 giorni al massimo. Se c’è necessità, motivata dal pm e riconosciuta dal giudice, è possibile un periodo aggiuntivo di tre giorni, prorogabili di volta in volta con provvedimento del pm controfirmato dal giudice fino a che esista la necessità. Per i reati più gravi (mafia, terrorismo, omicidio, ecc.) le intercettazioni sono possibili per
40 giorni, più altri venti prorogabili. Inoltre, le intercettazioni disposte per un reato potranno essere utilizzate anche per provarne un altro, purché il fatto sia lo stesso.

DIVIETI E SANZIONI – Gli atti delle indagini in corso possono essere pubblicati solo per riassunto. Gli editori che ne consentono la pubblicazione in maniera testuale rischiano fino a 300mila euro di multa. Le intercettazioni sono off limits per la stampa fino a conclusione delle indagini: per gli editori che violano il divieto, sono previste sanzioni oltre i 300 mila euro, che salgono a 450mila euro se si tratta di intercettazioni di persone estranee alle indagini o che devono essere espunte dal procedimento perché illecite o irrilevanti ai fini processuali. Condanne dure anche per i giornalisti: fino a 30 giorni di carcere o una sanzione fino a 10.000 euro se pubblicano
intercettazioni durante le indagini o atti coperti da segreto.

INTERCETTAZIONI AMBIENTALI – Niente più microfoni piazzati in casa o in auto per registrare le conversazioni degli indagati. Le ‘cimici’ saranno consentite per un massimo per tre giorni, prorogabili di tre in tre con provvedimento del pm controfirmato dal giudice.

PM IN TV – Se il responsabile dell’inchiesta passa alla stampa atti coperti dal segreto d’ufficio o semplicemente rilascia dichiarazioni pubbliche su un’inchiesta a lui affidata può essere sostituito dal capo del suo ufficio. La sostituzione del magistrato, quindi, non avviene più per automatismo, ma occorre la volontà del capo dell’ufficio.

NOMA TRANSITORIA – Le nuove regole si applicano ai processi in corso. Quindi, anche se erano già state autorizzate intercettazioni con le vecchie regole, dovrà essere applicato il tetto dei 75 giorni. Dal giorno di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, inoltre, saranno necessari 15 giorni di vacatio ordinaria per consentire alle Procure di allestire il registro segreto e un luogo dove conservare le intercettazioni, di cui è responsabile il capo dell’ufficio.

RIPRESE DEI PROCESSI – Sulle riprese tv per i processi decide il presidente della Corte d’Appello, che può autorizzarle anche se non c’è il consenso delle parti.

REGISTRAZIONE DI CONVERSAZIONI – Le registrazione carpite di nascosto sono permesse solo ai servizi segreti e ai giornalisti professionisti e pubblicisti.

PRETI E ONOREVOLI – Se nelle intercettazioni finisce un sacerdote bisogna avvertire la diocesi; se l’intercettato è un vescovo il pm deve avvertire la segreteria di Stato vaticana. Per quanto riguarda i parlamentari, occorre il via libera della Camera di appartenenza. Vietato ascoltare assistenti e familiari degli onorevoli se sono estranei ai fatti per cui è in corso l’indagine.

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Il pensatore agreste (uno dei miei fratelli)

Braccia rubate dall'agricoltura
Foto realizzata con l’Iphone, a Lugo di Romagna

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Un post in cui dico cose che pochi potranno condividere

Ci sono giorni, periodi interi, anche, in cui sento il disperato bisogno di stare con persone che condividono la mia passione politica.

Perchè le mie adorate amiche, questa cosa, non so se la potranno mai capire fino in fondo, se potranno comprendere cosa significa per me la mia città, il mio partito, i miei ideali.

Non potranno e non è colpa loro, allora a volte sento il bisogno di circondarmi di gente malata della mia stessa malattia, che possa comprendere le lunghe serate in riunione, le feste de l’Unità, le domeniche in piazza e i discorsi pensati e fatti o non fatti. Che possa accettare che queste cose per me sono spesso la priorità.

Persone che abbiano vissuto gli sguardi perplessi di altri individui o addirittura la disapprovazione. Che si siano visti rifiutare un volantino o che abbiano discusso animatamente per qualcosa che nemmeno li riguarda, solo perchè è una battaglia in cui credono, del partito, della sinistra.

Sembriamo matti. Forse lo siamo. Eppure in questi giorni, in cui sono sempre con loro, sto così bene e mi sento così a casa.
(se dimentico le gambe stanche e i piedi bolliti)

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Largo Corelli in Festa – (foto di domenica 30 Maggio)

ingressosala
cucineDavide e Veronica
Azzurra e la pescacappelletti

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Esercitazioni

Ultimamente frequento un corso di public speaking, che finisce purtroppo giovedì, e una delle poche cose che pare mi riesca bene è usare la voce. Forte e chiara, scandita, robe così.
Io fino ad ieri ho sempre pensato che questa attitudine venisse da anni (di gioventù) passati in radio, facendo programmi pomeridiani e notturni di scarso successo.
Poi ieri mi son trovata, come ogni anno, a fare la cameriera alla festa del PD della mia città.
A me tocca di solito fare gli asporti: trattasi di compito ingrato perchè, se da una parte non devi fare chilometri tra i tavoli e sulle terribili assi di legno, dall’altra puoi ritrovarti con in mano una ventina di ordini da gestire contemporaneamente. E se sei fortunato arrivano quegli amabili ordini modificati: un tris senza pappardelle ma con il riso, un misto di carne ma niente castrato, tagliolini ma non ai ciliegini, al ragù. E così via.
Ci vuole una certa lucidità e decisione. Tutte qualità che normalmente non possiedo ma che sviluppo all’uopo per quel periodo.
Ecco ieri ero davanti alla zona pesce. Al bancone ammassati dieci camerieri che imploravano pietanze per i loro ordini, e dall’altra parte la Veglia, con una espressione da “cosa volete da me?”.
E’ stato da come ho detto “una gri-glia-ta, due fritti mis-ti, una ver-du-ra ai ferri e una ra-na al su-go!” che ho capito dove ho esercitato la voce per tutti questi anni.
Bene, spero che dopo aver sentito questa inverosimile storiella, tutti quelli di voi che hanno bisogno di usare la voce sul lavoro, divengano volontari delle feste del PD, perchè ce n’è di gran bisogno. E non ci crederete, ma oltre alla voce, fa anche bene all’anima. Ma di questo vi parlerò nella prossima puntata.

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Quando il gioco si fa duro..

..i duri decidono di buttare via un sabato mattina per risolvere la situazione.

(sarebbe il mio ufficio, ma la situazione mi è sfuggita di mano)

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Fiori (d’acciaio)

fiori

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Cose che ho detto 5 – Congresso Comunale PD di Lugo

C’era una barzelletta, quando ero piccola, in cui un bambino andava dal padre e gli diceva “papà gli asini volano!” il papà lo redarguiva, dicendogli “chi ti ha detto questa cosa?” “La maestra” “ ma cosa dice? Come le viene in mente?” “dice che l’ha letto su l’Unità”, e il padre allora rispondeva “beh, i vola… i svulaza”.

Questa barzelletta oggi non potrebbe più avere valore con noi, potremmo facilmente adattarla al popolo delle libertà, mettere Berlusconi al posto de l’Unità. E farebbe sorridere. Ma nel PD gli elettori sono molto, forse troppo, più esigenti di allora.

Da una parte riconosco anche io, mio malgrado, la drammatica difficoltà del nostro partito di esprimere un’idea, una posizione, una linea.

Schiacciato com’è dalla volontà di imprimere uno stile diverso da quello del Governo al proprio fare politica, dare spazio alla democrazia, e purtroppo, ancora correre dietro a tutti gli elettorati possibili. La famosa politica del MA ANCHE, che tanto ci fa sorridere.

Badate, non ho mai avuto la mistica dell’essere opposizione, e quindi penso anche io che si debbano creare alleanze vaste e attrarre elettori diversi, ma il PD deve avere, dentro queste alleanze, una identità chiara e un suo elettorato. Deve attrarre voti e non inseguirli in modo scoordinato.

Dall’altra parte l’elettorato di centrosinistra è estremamente esigente, e spesso ipercritico.

Io, come sapete, frequento molto la rete, e la cosa che mi colpisce moltissimo è che se vi capita di frequentare forum politici vedrete che in quelli di centrodestra, tranne rarissimi casi, ci sono gli articoli dei vari politici e di seguito commenti positivi da parte degli elettori di centrodestra, anche con contenuti che fanno drizzare i capelli. Su quelli di centrosinistra ci sono gli articoli e i comunicati e di seguito una serie di critiche, anche di una certa animosità, da parte degli elettori di centrodestra e di centrosinistra. Una sorta di dagli all’untore, che non può aiutare a costruire un’alternativa forte.

Stiamo crescendo un bambino e invece che educarlo ai valori in cui crediamo, continuiamo a ripetergli che è un po’ stupido. Poi pretendiamo che abbia coscienza di sé e che sia un vincente nella vita.

Ora, non ho soluzioni in tasca, ma penso che per questo partito occorrano essenzialmente 2 cose, e vi propongo di partire da Lugo per realizzarle:

1. La prima è una responsabilizzazione degli elettori e degli iscritti, una nostra responsabilizzazione. E con questo termine non intendo dire che qualcun altro ci debba responsabilizzare, ma che noi per primi dobbiamo sentirci un pezzo importante di un’idea politica differente.
Dobbiamo sostenere il dibattito, informarci, capire, sia sulle questioni locali, dove possiamo facilmente accedere alle risposte che i cittadini in piazza vorrebbero, sia sulle questioni nazionali, dove possibile.
Lo dico perchè ogni domanda a cui noi non diamo risposta, sarà terreno per qualcun altro: la lega, il pdl, le liste grillo. Ogni volta che lasciamo andare una discussione su quello che ha fatto la nostra amministrazione su uno e sull’altro tema, ecco, quella volta forse stiamo perdendo un elettore.
E lo so quante volte capita di essere al bar, o dal medico, e sentire persone che parlano di questa o quella strada, delle rette dei nidi, delle croci al cimitero. Noi dobbiamo sentirci responsabili della risposta da dare, tutti, uno per uno. Se vogliamo che questa città sia di centrosinistra anche in futuro, e io lo voglio. Per cui mi infilo in perniciosi dibattiti sulle rette dei nostri nidi paragonate ai tagli statali alle scuole, su quanto il comune paga per far sì che questo servizio possa esserci ancora, su quanti bambini restano fuori dal nostro sistema. Quasi nessuno. Dibattiti su quanto faziosa e strumentale fosse la campagna sulle croci al cimitero. Su come, grazie al patto di stabilità e alcune sue regole irragionevoli, i comuni non possano spendere le risorse necessarie in investimenti anche per la manutenzione delle strade.

E anche io preferirei starmene in pace, almeno quando sono al bar a fare colazione o in fila alla cassa della mensa, o nella sala d’aspetto del medico.

Di sicuro dobbiamo chiedere al partito locale di concentrarsi ancora di più sulla comunicazione, sulla diffusione delle informazioni a vantaggio di elettori e iscritti, e che comunque ci sia un rapporto dialettico tra partito ed elettori, con risposte tempestive. Lo stesso dovremo chiedere ai livelli nazionali, perchè non è possibile che occorrano mesi per prendere una posizione su temi spinosi, perchè una posizione ci deve essere, anche quando non è una posizione popolare.

2. La seconda “riforma” necessaria è quella della classe dirigente.

E su questo voglio spendere qualche parola. Non sono mai stata una giovanilista, anche quando ne avevo l’età. Però penso che ci sia un limite a tutto, e se la nostra classe dirigente non è in grado di interpretare un territorio ed un Paese, perchè ha ancora in mente un territorio, un paese, dei codici comunicativi e di pensiero, di 10 o 20 anni fa, quando va bene, questa va cambiata. E non parlo del segretario nazionale che abbiamo appena eletto e che ci sta provando, ad essere segretario e a farlo con un livello di verità che non vedevo da un po’.Parlo di quelli che ha intorno, che si permettono, dopo aver fallito più volte, di dare lezioni, di commentare i passaggi del discorso del segretario di ieri, come se fosse con loro che si deve confrontare. E invece è con noi, e dovrebbe essere così anche per gli altri, se questo partito fosse in grado di mettere seriamente mano al ricambio della classe dirigente. “Ciascuno nel partito – ha detto ieri il segretario – deve sapere che quando parla o agisce si occupa di un patrimonio comune non razionabile in feudi personali o in ambizioni personalistiche”.

Per realizzare questo rinnovamento dobbiamo partire anche da qui. E non basta davvero eleggere delle persone giovani nei vari ruoli necessari, occorre anche metterli nelle condizioni di confrontarsi e decidere.

Di decidere soprattutto. Perchè se in questo congresso andremo a votare persone giovani e fresche a segretario ai veri livelli, non esiste, non esiste proprio che le decisioni siano influenzate o addirittura prese da altre parti.

Lo dico e lo sottolineo perchè qualche problema in questa provincia c’è. Io non sono per i prepensionamenti forzati, ma come ha detto e scritto Pagani nelle ultime settimane, è il momento che le prime linee si facciano da parte e continuino a dare un contributo da seconde linee.

E questo non significa continuare a decidere o cercare di incidere in attesa di una nuova occasione, significa che nella vita ci sono dei cicli, dei cicli e non delle parabole ascendenti all’infinito. La politica è una passione e un servizio e non uno strumento di realizzazione personale o di carriera. Che ci si debba anche poter vivere ed essere retribuiti in maniera corrispondente alle proprie responsabilità non lo metto in dubbio, ma che sia il lavoro della vita, questo no. Ho apprezzato in questo senso le parole del senatore Mercatali che ha già annunciato che alla fine di questo mandato si farà da parte, condivido meno il fatto che per arrivare al parlamento secondo lui occorre prima aver ricoperto una tale quantità di ruoli e di esperienze tale che difficilmente potremo avere un gruppo parlamentare che non abbia come minimo 50 anni. E che quindi ancor più difficilmente potrà rappresentare, anche con i linguaggi giusti, intere generazioni.

Mi hanno molto colpito alcuni passaggi del documento di Davide Ranalli, candidato a coordinatore del PD della Bassa Romagna, 11 anni meno di me, che vi consiglio di leggere, se non avete ancora avuto occasione di farlo, che dice: “Il rinnovamento deve cominciare dalla classe di dirigenti e amministratori del nostro partito che ha contribuito al consolidarsi di una idea castale, l’autoconservazione, che sta sfaldando la base fiduciaria tra il centrosinistra e la società. L’immagine spesso erronea ma che proiettiamo di noi all’esterno è di un gruppo di dirigenti inamovibili che passano di incarico in incarico fino ad età pensionabile e oltre. Questa immagine non rispecchia appieno la realtà del partito, fatto di persone che lavorano con costanza e impegno a tutti i livelli, ma è sicuramente il sintomo di prassi che vanno controllate e smantellate. Ecco perché la nuova generazione di dirigenti e amministratori deve essere pronta alla sfida del cambiamento di idee, di progetti, di abitudini consolidate.”

E po ancora, in un altro passaggio: “Se a volte da parte delle giovani generazioni non è emerso il dissenso e la critica nei confronti di scelte sbagliate del partito, questo non è avvenuto per mantenere lo status quo o il “quieto vivere”, ma perché queste nuove leve si sono messe a lavorare responsabilmente con il fine ultimo di produrre e non di demolire, coscienti che il rischio più grande che abbiamo di fronte è quello di rimanere schiacciati dalla critica, se non siamo in grado di produrre qualcosa di nuovo.”

Bene, è per questo che ho votato Emilio, voto Giacomo, e voterò Davide. Abbiamo delle persone giovani in grado di dare una mano a questo partito, spinte da valori che sono i nostri, pur proveniendo da esperienze diverse.

Mi fanno sorridere gli articoli dei giornali che ritengono che le candidature siano frutto di logiche spartitorie tra le varie mozioni. Mi fanno ridere perchè io nemmeno ci penso più, quando parlo con Giacomo, ad esempio, che è il mio capogruppo in consiglio comunale, che proveniamo da storie così diverse, perchè c’è una comunanza di intenti e di valori, che il suo essere cattolico e il mio non esserlo non conta quasi nulla, nel decidere cosa ci pare meglio per questo partito e per questa città. Il fatto che io sia stata alle frattocchie e lui non so in quale corrispondente momento formativo, non ha a che fare, se non nella comune base valoriale, con la posizione che prenderemo sui temi dell’immigrazione, del welfare, dello sviluppo urbanistico ed economico della città, sulle energie rinnovabili, sui temi dell’educazione e della cultura.

Ci saranno sicuramente temi in cui la pensiamo diversamente, come ci sono con i miei vecchi compagni di partito, e su questi occorre un confronto e una sintesi.

Non è più il momento dei distinguo e dei ma anche, è il momento di lavorare insieme, a grandi passi.

Faccio un’ultima parentesi, “breve ma sentita”, si dice. Venerdì inizia la festa di Largo Corelli. La festa è un momento di socializzazione e confronto, è un momento in cui veniamo a contatto con i cittadini

Non sapete quante volte capita di parlare, mentre si lavora tra i tavoli, di politica, con chi è seduto e con chi lavora. E’ un momento di costruzione di consenso, ed è anche il nostro momento di autofinanziamento più consistente.

Ora, non mi interessa in quale festa date il vostro contributo, ma mi aspetto da ciascuno dei presenti in questa sala, che metta a disposizione parte del suo tempo per dare una mano in una festa, quella più vicina o quella che ama di più, perchè non basta venire ai congressi a dire la propria, ma serve anche mettersi a disposizione in queste occasioni che rischiano di scomparire, e con loro tutte le risorse che ci servono per il giornalino, per la strumentazione di lavoro, per pagare le sale per le riunioni, per fare le campagne elettorali.

Sporcarsi le mani a sgomberare dove hanno mangiato altri non è un disonore e non è declassante per nessuno, non lo è in generale, ma ancora di più non lo è se lo si fa per una causa che ci sta a cuore.

Buon lavoro.

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E’ tutto amore

Che è sociopatico me lo ha sempre detto onestamente, è per questo che riesco a prendere con una certa filosofia anche discorsi che farebbero impazzire qualsiasi donna bisognosa di conferme (quale comunque io sono).

Donna (fiduciosa in un brillante futuro) “Nel w.e. comunque vengo a trovarti”
Uomo (fiducioso in una birra con gli amici davanti alla tv) “C’è la partita!”
D “Ok vengo domenica..”
U “Ma io devo pulire casa”
D “E’ lo stesso, dopo non possiamo vederci per due settimane, quindi io vengo a trovarti, se vuoi ti aiuto”
U “Due settimane nella vita di un uomo non sono niente”
D “Nella vita di una donna sono moltissimo”
U “Forse saremo in quarantena perchè c’è un caso in città di varicella”
D “uhm..”
U “e comunque viene mia madre ad aiutarmi a fare le pulizie.”
Ommmmmmmmmm.

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Domenica

Oggi sono stata ad una assemblea, ho cucinato, ho lavato i piatti, ho verniciato, ho passato le pinze a Matteo che montava le tapparelle, ho spostato un puf, ho messo al suo posto una poltrona, ho fatto la lavatrice, ho steso, ho raccolto, ho stirato, ho buttato la spazzatura, ho raccattato calzini sotto il letto, li ho separati dalla polvere. Ho starnutito molto, durante. Però si sta bene a casa.
Intanto fuori c’è il sole e gente che strombazza inspiegabilmente.

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