C’era una barzelletta, quando ero piccola, in cui un bambino andava dal padre e gli diceva “papà gli asini volano!” il papà lo redarguiva, dicendogli “chi ti ha detto questa cosa?” “La maestra” “ ma cosa dice? Come le viene in mente?” “dice che l’ha letto su l’Unità”, e il padre allora rispondeva “beh, i vola… i svulaza”.
Questa barzelletta oggi non potrebbe più avere valore con noi, potremmo facilmente adattarla al popolo delle libertà, mettere Berlusconi al posto de l’Unità. E farebbe sorridere. Ma nel PD gli elettori sono molto, forse troppo, più esigenti di allora.
Da una parte riconosco anche io, mio malgrado, la drammatica difficoltà del nostro partito di esprimere un’idea, una posizione, una linea.
Schiacciato com’è dalla volontà di imprimere uno stile diverso da quello del Governo al proprio fare politica, dare spazio alla democrazia, e purtroppo, ancora correre dietro a tutti gli elettorati possibili. La famosa politica del MA ANCHE, che tanto ci fa sorridere.
Badate, non ho mai avuto la mistica dell’essere opposizione, e quindi penso anche io che si debbano creare alleanze vaste e attrarre elettori diversi, ma il PD deve avere, dentro queste alleanze, una identità chiara e un suo elettorato. Deve attrarre voti e non inseguirli in modo scoordinato.
Dall’altra parte l’elettorato di centrosinistra è estremamente esigente, e spesso ipercritico.
Io, come sapete, frequento molto la rete, e la cosa che mi colpisce moltissimo è che se vi capita di frequentare forum politici vedrete che in quelli di centrodestra, tranne rarissimi casi, ci sono gli articoli dei vari politici e di seguito commenti positivi da parte degli elettori di centrodestra, anche con contenuti che fanno drizzare i capelli. Su quelli di centrosinistra ci sono gli articoli e i comunicati e di seguito una serie di critiche, anche di una certa animosità, da parte degli elettori di centrodestra e di centrosinistra. Una sorta di dagli all’untore, che non può aiutare a costruire un’alternativa forte.
Stiamo crescendo un bambino e invece che educarlo ai valori in cui crediamo, continuiamo a ripetergli che è un po’ stupido. Poi pretendiamo che abbia coscienza di sé e che sia un vincente nella vita.
Ora, non ho soluzioni in tasca, ma penso che per questo partito occorrano essenzialmente 2 cose, e vi propongo di partire da Lugo per realizzarle:
1. La prima è una responsabilizzazione degli elettori e degli iscritti, una nostra responsabilizzazione. E con questo termine non intendo dire che qualcun altro ci debba responsabilizzare, ma che noi per primi dobbiamo sentirci un pezzo importante di un’idea politica differente.
Dobbiamo sostenere il dibattito, informarci, capire, sia sulle questioni locali, dove possiamo facilmente accedere alle risposte che i cittadini in piazza vorrebbero, sia sulle questioni nazionali, dove possibile.
Lo dico perchè ogni domanda a cui noi non diamo risposta, sarà terreno per qualcun altro: la lega, il pdl, le liste grillo. Ogni volta che lasciamo andare una discussione su quello che ha fatto la nostra amministrazione su uno e sull’altro tema, ecco, quella volta forse stiamo perdendo un elettore.
E lo so quante volte capita di essere al bar, o dal medico, e sentire persone che parlano di questa o quella strada, delle rette dei nidi, delle croci al cimitero. Noi dobbiamo sentirci responsabili della risposta da dare, tutti, uno per uno. Se vogliamo che questa città sia di centrosinistra anche in futuro, e io lo voglio. Per cui mi infilo in perniciosi dibattiti sulle rette dei nostri nidi paragonate ai tagli statali alle scuole, su quanto il comune paga per far sì che questo servizio possa esserci ancora, su quanti bambini restano fuori dal nostro sistema. Quasi nessuno. Dibattiti su quanto faziosa e strumentale fosse la campagna sulle croci al cimitero. Su come, grazie al patto di stabilità e alcune sue regole irragionevoli, i comuni non possano spendere le risorse necessarie in investimenti anche per la manutenzione delle strade.
E anche io preferirei starmene in pace, almeno quando sono al bar a fare colazione o in fila alla cassa della mensa, o nella sala d’aspetto del medico.
Di sicuro dobbiamo chiedere al partito locale di concentrarsi ancora di più sulla comunicazione, sulla diffusione delle informazioni a vantaggio di elettori e iscritti, e che comunque ci sia un rapporto dialettico tra partito ed elettori, con risposte tempestive. Lo stesso dovremo chiedere ai livelli nazionali, perchè non è possibile che occorrano mesi per prendere una posizione su temi spinosi, perchè una posizione ci deve essere, anche quando non è una posizione popolare.
2. La seconda “riforma” necessaria è quella della classe dirigente.
E su questo voglio spendere qualche parola. Non sono mai stata una giovanilista, anche quando ne avevo l’età. Però penso che ci sia un limite a tutto, e se la nostra classe dirigente non è in grado di interpretare un territorio ed un Paese, perchè ha ancora in mente un territorio, un paese, dei codici comunicativi e di pensiero, di 10 o 20 anni fa, quando va bene, questa va cambiata. E non parlo del segretario nazionale che abbiamo appena eletto e che ci sta provando, ad essere segretario e a farlo con un livello di verità che non vedevo da un po’.Parlo di quelli che ha intorno, che si permettono, dopo aver fallito più volte, di dare lezioni, di commentare i passaggi del discorso del segretario di ieri, come se fosse con loro che si deve confrontare. E invece è con noi, e dovrebbe essere così anche per gli altri, se questo partito fosse in grado di mettere seriamente mano al ricambio della classe dirigente. “Ciascuno nel partito – ha detto ieri il segretario – deve sapere che quando parla o agisce si occupa di un patrimonio comune non razionabile in feudi personali o in ambizioni personalistiche”.
Per realizzare questo rinnovamento dobbiamo partire anche da qui. E non basta davvero eleggere delle persone giovani nei vari ruoli necessari, occorre anche metterli nelle condizioni di confrontarsi e decidere.
Di decidere soprattutto. Perchè se in questo congresso andremo a votare persone giovani e fresche a segretario ai veri livelli, non esiste, non esiste proprio che le decisioni siano influenzate o addirittura prese da altre parti.
Lo dico e lo sottolineo perchè qualche problema in questa provincia c’è. Io non sono per i prepensionamenti forzati, ma come ha detto e scritto Pagani nelle ultime settimane, è il momento che le prime linee si facciano da parte e continuino a dare un contributo da seconde linee.
E questo non significa continuare a decidere o cercare di incidere in attesa di una nuova occasione, significa che nella vita ci sono dei cicli, dei cicli e non delle parabole ascendenti all’infinito. La politica è una passione e un servizio e non uno strumento di realizzazione personale o di carriera. Che ci si debba anche poter vivere ed essere retribuiti in maniera corrispondente alle proprie responsabilità non lo metto in dubbio, ma che sia il lavoro della vita, questo no. Ho apprezzato in questo senso le parole del senatore Mercatali che ha già annunciato che alla fine di questo mandato si farà da parte, condivido meno il fatto che per arrivare al parlamento secondo lui occorre prima aver ricoperto una tale quantità di ruoli e di esperienze tale che difficilmente potremo avere un gruppo parlamentare che non abbia come minimo 50 anni. E che quindi ancor più difficilmente potrà rappresentare, anche con i linguaggi giusti, intere generazioni.
Mi hanno molto colpito alcuni passaggi del documento di Davide Ranalli, candidato a coordinatore del PD della Bassa Romagna, 11 anni meno di me, che vi consiglio di leggere, se non avete ancora avuto occasione di farlo, che dice: “Il rinnovamento deve cominciare dalla classe di dirigenti e amministratori del nostro partito che ha contribuito al consolidarsi di una idea castale, l’autoconservazione, che sta sfaldando la base fiduciaria tra il centrosinistra e la società. L’immagine spesso erronea ma che proiettiamo di noi all’esterno è di un gruppo di dirigenti inamovibili che passano di incarico in incarico fino ad età pensionabile e oltre. Questa immagine non rispecchia appieno la realtà del partito, fatto di persone che lavorano con costanza e impegno a tutti i livelli, ma è sicuramente il sintomo di prassi che vanno controllate e smantellate. Ecco perché la nuova generazione di dirigenti e amministratori deve essere pronta alla sfida del cambiamento di idee, di progetti, di abitudini consolidate.”
E po ancora, in un altro passaggio: “Se a volte da parte delle giovani generazioni non è emerso il dissenso e la critica nei confronti di scelte sbagliate del partito, questo non è avvenuto per mantenere lo status quo o il “quieto vivere”, ma perché queste nuove leve si sono messe a lavorare responsabilmente con il fine ultimo di produrre e non di demolire, coscienti che il rischio più grande che abbiamo di fronte è quello di rimanere schiacciati dalla critica, se non siamo in grado di produrre qualcosa di nuovo.”
Bene, è per questo che ho votato Emilio, voto Giacomo, e voterò Davide. Abbiamo delle persone giovani in grado di dare una mano a questo partito, spinte da valori che sono i nostri, pur proveniendo da esperienze diverse.
Mi fanno sorridere gli articoli dei giornali che ritengono che le candidature siano frutto di logiche spartitorie tra le varie mozioni. Mi fanno ridere perchè io nemmeno ci penso più, quando parlo con Giacomo, ad esempio, che è il mio capogruppo in consiglio comunale, che proveniamo da storie così diverse, perchè c’è una comunanza di intenti e di valori, che il suo essere cattolico e il mio non esserlo non conta quasi nulla, nel decidere cosa ci pare meglio per questo partito e per questa città. Il fatto che io sia stata alle frattocchie e lui non so in quale corrispondente momento formativo, non ha a che fare, se non nella comune base valoriale, con la posizione che prenderemo sui temi dell’immigrazione, del welfare, dello sviluppo urbanistico ed economico della città, sulle energie rinnovabili, sui temi dell’educazione e della cultura.
Ci saranno sicuramente temi in cui la pensiamo diversamente, come ci sono con i miei vecchi compagni di partito, e su questi occorre un confronto e una sintesi.
Non è più il momento dei distinguo e dei ma anche, è il momento di lavorare insieme, a grandi passi.
Faccio un’ultima parentesi, “breve ma sentita”, si dice. Venerdì inizia la festa di Largo Corelli. La festa è un momento di socializzazione e confronto, è un momento in cui veniamo a contatto con i cittadini
Non sapete quante volte capita di parlare, mentre si lavora tra i tavoli, di politica, con chi è seduto e con chi lavora. E’ un momento di costruzione di consenso, ed è anche il nostro momento di autofinanziamento più consistente.
Ora, non mi interessa in quale festa date il vostro contributo, ma mi aspetto da ciascuno dei presenti in questa sala, che metta a disposizione parte del suo tempo per dare una mano in una festa, quella più vicina o quella che ama di più, perchè non basta venire ai congressi a dire la propria, ma serve anche mettersi a disposizione in queste occasioni che rischiano di scomparire, e con loro tutte le risorse che ci servono per il giornalino, per la strumentazione di lavoro, per pagare le sale per le riunioni, per fare le campagne elettorali.
Sporcarsi le mani a sgomberare dove hanno mangiato altri non è un disonore e non è declassante per nessuno, non lo è in generale, ma ancora di più non lo è se lo si fa per una causa che ci sta a cuore.
Buon lavoro.